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sabato 3 dicembre 2011

Euro: una catastrofe annunciata

Quando vengo chiamato a esprimermi in pubblico sul tema dell’euro, comincio citando un brano del Diario notturno di Flaiano:


“Illustre professore, in questa lettera troverà accluso un assegno di lire 50.000, che mi permetto di inviarLe a saldo del Suo onorario. Mentre La ringrazio per le Sue attente cure, che mi hanno grandemente giovato a superare il mio deplorevole esaurimento psichico, La prego di credermi, per sempre, il Suo riconoscente e devotissimo Napoleone IV.”

Cerco così di rompere il ghiaccio, ammettendo ironicamente che, dopo anni di bombardamento mediatico, anche chi ormai intuisce di avere preso una fregatura, nel sentirsi dire il contrario di quello che gli è stato ripetuto da tante “autorevoli” fonti, potrebbe avere la legittima impressione di trovarsi di fronte a un pazzo, o al solito blogger complottista e visionario. Credo sia per questo che tanti amici, forse perché essi stessi un po’ dubbiosi, forse perché desiderosi di appoggiarsi all’auctoritas di famosi economisti (ammetto che la mia sia scarsa), mi hanno chiesto di fare una piccola antologia di autori che avevano preannunciato i pericoli dell’euro.

Un compito facilitato dal lavoro di Lars Jonung e Eoin Drea. Forse non li conoscete. In effetti il secondo non lo conosce nessuno, perché lavora per una società di consulenza privata di Dublino, e ha solo due pubblicazioni accademiche; il primo invece (Jonung) è un economista con un curriculum nutrito (48 articoli di cui pochi su riviste molto buone, come l’American Economic Review, che è nelle top 20 per impact factor). Nel 2010 i due hanno pubblicato una rassegna delle opinioni espresse dagli economisti statunitensi sull’euro nel periodo dal 1989 al 2002 (qui trovate la versione working paper, l'articolo è stato pubblicato su Economic Journal Watch, vol.7, n. 1). Dettaglio: Jonung dal 2000 lavora per la Direzione generale per gli affari economici e finanziari della Commissione Europea. E, guarda caso, conclude che l’euro è una buona idea, della quale gli economisti accademici americani hanno parlato male perché legati a teorie vetuste come quella delle aree valutarie ottimali (AVO). Viene da chiedersi a quale altra teoria mai avrebbero dovuto rifarsi degli economisti nello studiare un problema di unificazione monetaria. In effetti, visti i risultati, forse quella del Big Bang sarebbe stata più appropriata. Ma lasciamo perdere.

Parentesi: in conflitto di interessi al mondo non c’è solo Lui, il Satiro. Certo, se in televisione intervistano un economista della Bce o della Commissione cosa volete che vi dica? Che vi ha tirato il pacco? Voglio precisare che l'economista fa bene, in quanto oste, a dire che il suo vino è buono. Il giornalista però fa male se non vi spiega che l'intervistato è un oste, e fa malissimo se non invervista anche un avventore. Capito mi avete? Andiamo avanti...

Per chi non sa come funzionano le riviste scientifiche, segnalo che un articolo uscito nel 2010 come minimo è stato pensato nel 2008 e scritto nel 2009. A quell’epoca, se lo ricordate, si riteneva che la crisi fosse un problema statunitense, e in Europa ci si illudeva che l’euro avrebbe aiutato a superarla. Da questa patetica certezza derivava la strafottenza dei due lanzichenecchi di Bruxelles. Purtroppo, fra la data del concepimento del loro pezzo memorabile, e la data della pubblicazione, è successo esattamente quello che la teoria delle AVO prevede: un’area che si dota di una moneta unica senza averne i requisiti (cioè senza essere un’AVO) andrà in pezzi al primo shock importante. E quindi Krugman ha potuto segnare un bel rigore a porta vuota definendo questo articolo “spectacularly ill-timed”. In effetti, cosa vuoi dire a un’apologia dell’euro che esce nel 2010... Paperoga non avrebbe saputo fare di meglio, come direbbe il professor Santarelli (PhD)!

Del porco non si butta via niente. Anche dalle porcate, come l’articolo in questione, si può trarre una qualche utilità. Io ne ho tratto alcune delle citazioni che vi sottopongo. Non voglio dimostrarvi che non sono pazzo. Voglio solo dimostrarvi che sono in buona compagnia. Vi presento alcuni compagni.


Rudiger Dornbusch.

Per chi non lo conosce: allievo di dottorato di Robert Mundell (premio Nobel per l’economia nel 1999), è stato professore di economia al MIT (3° istituzione al mondo nella graduatoria REPEC e nella graduatoria Reuters) dal 1975 al 2002, anno in cui è morto prematuramente di cancro. Un evento tragico, che nel suo caso lo diventa doppiamente, perché gli ha impedito di ottenere a sua volta il Nobel che certissimamente avrebbe ottenuto per i suoi meriti scientifici (346 pubblicazioni scientifiche di cui 112 articoli su rivista, di cui due sono fra i più citati nel dopoguerra, e un manuale di macroeconomia che è diventato il punto di riferimento di generazioni di economisti), e perché gli ha impedito di farsi due risate alle nostre spalle.

Da “Euro fantasies”, Foreign Affairs, vol. 75, n. 5, settembre/ottobre 1996.

Pag. 113: “The most likely scenario is that EMU will occur but will neither end Europe’s currency troubles nor solve its prosperity problems.” (lo scenario più probabile è che l’unione monetaria si farà ma non porrà fine alle difficoltà valutarie dell’Europa né risolverà i suoi problemi).

Pag. 115: “Once Italy is in, with an appreciated currency, the country will soon be back on the ropes, just as in 1992, when the currency came under attack.” (Una volta entrata l’Italia, con una valuta sopravvalutata <n.d.t.: l’euro>, si troverà di nuovo alle corde, come nel 1992, quando venne attaccata la lira).

Pag. 120: “The most serious criticism of EMU is that by abandoning exchange rate adjustments it transfers to the labor market the task of adjusting for competitiveness and relative prices... losses in output and employment (and pressure on the European central bank to inflate) will predominate.” (la critica più seria all’Unione monetaria è che abolendo gli aggiustamenti del tasso di cambio trasferisce al mercato del lavoro il compito di adeguare la competitività e i prezzi relativi... diventeranno preponderanti recessione, disoccupazione (e pressioni sulla Bce affinché inflazioni l’economia)).

Pag. 121: “Italians dream that the Ecb will make their life easier than the Bundesbank does now... The new central bank is certain to establish itself at the outset as a direct continuation of the German central bank” (gli italiani sognano che la Bce renderà la loro vita più facile di quanto faccia ora la Bundesbank... <ma> è certo che la nuova banca centrale si proporrà fin dall’inizio come continuazione diretta della banca centrale tedesca).

“If there was ever a bad idea, EMU it is” (p. 124). E questa ve la traducete da soli.


Paul Krugman

Per chi non lo conosce: studente di dottorato di Dornbusch, ha insegnato a Yale, Mit, Stanford e Princeton (sono tutte nella top ten mondiale). Ha conseguito nel 2008 il premio Nobel per l’economia, risultato di una carriera brillantissima, con 417 lavori scientifici di rilevanza internazionale, di cui 114 articoli su rivista, una decina dei quali si collocano nell’un per mille degli articoli più citati nel secondo dopo guerra. Blogger del New York Times, e autore anche lui di un manuale di economia diffusissimo.

Da “The euro: beware of what you wish for” Fortune (1998), disponibile su http://web.mit.edu/krugman/www/euronote.html.

“EMU wasn't designed to make everyone happy. It was designed to keep Germany happy - to provide the kind of stern anti-inflationary discipline that everyone knew Germany had always wanted and would always want in future.” (l’Unione monetaria non è stata progettata per fare tutti contenti. È stata progettata per mantenere contenta la Germania – per offrire quella severa disciplina antinflazionistica che tutti sanno essere sempre stata desiderata dalla Germania, e che la Germania sempre vorrà in futuro)

“The clear and present danger is, instead, that Europe will turn Japanese: that it will slip inexorably into deflation, that by the time the central bankers finally decide to loosen up it will be too late.” (il pericolo immediato ed evidente è che l’Europa diventi giapponese: che scivoli inesorabilmente nella deflazione, e che quando i banchieri centrali alla fine decideranno di allentare la tensione sarà troppo tardi).


Martin Feldstein

Per chi non lo conosce: 483 lavori scientifici di cui 198 articoli su rivista di cui cinque nel top un per mille come citazioni, insegna a Harvard (riconosciuta prima università al mondo nell’ambito delle scienze economiche), è presidente emerito del National Bureau of Economic Research (andatevi a vedere cos’è, per avere un’idea), e editorialista del Wall Street Journal. Insomma, come i due sopra, è uno di passaggio.

Da: “EMU and international conflict”, Foreign Affairs, vol. 76, n. 6, novembre/dicembre 1997:

Pag. 61: “Instead of increasing intra-European harmony and global peace, the shift to EMU and the political integration that would follow it would be more likely to lead to increased conflicts within Europe” (invece di favorire l’armonia intra-Europea e la pace globale, è molto più probabile che il passaggio all’unione monetaria e l’integrazione politica che ne conseguirà conduca a un aumento dei conflitti all’interno dell’Europa).

Pag. 62 “Although 50 years of European peace since the end of World War II may augur well for the future, it must be remembered that there were also more than 50 year of peace between the Congress of Vienna and the Franco-Prussian War. Moreover, contrary to the hopes and assumptions of Monnet and other advocates of European integration, the devastating American Civil War shows that a formal political union is no guarantee against an intra-European war”. (anche se i 50 anni di pace dalla fine della seconda guerra mondiale fanno ben sperare, occorre ricordare che ci furono più di 50 anni di pace fra il congresso di Vienna e la guerra franco-prussiana. Inoltre, contrariamente alle speranze e alle supposizioni di Monnet e degli altri fautori dell’integrazione europea, la devastante guerra di secessione americana ci ricorda che un’unione politica formale non costituisce di per sé una garanzia contro una guerra intra-europea).

Pag. 69 (dedicata al Sarkonano): “What is clear is that a French aspiration for equality and a German expectation of hegemony are not consistent” (Quel che è chiaro è che l’aspirazione francese all’uguaglianza non è compatibile con le aspettative tedesche di egemonia).

Pag. 72 “A critical feature of the EU in general and EMU in particular is that there is no legitimate way for a member to withdraw... The American experience with the secession of the South may contain some lessons about the danger of a treaty or constitution that has no exits.” (un aspetto cruciale dell’Unione Europea in generale e di quella monetaria in particolare è che i paesi membri non hanno un modo legittimo di ritirarsi... L’esperienza americana, con la secessione del Sud, potrebbe offrire qualche lezione sui pericoli di un trattato o di una costituzione che non offre vie di uscita).


Dominick Salvatore

Per chi non lo conosce: insegna alla Fordham University di New York, è editor del Journal of Policy Modeling, autore di 138 lavori scientifici di cui 81 su riviste, molte di primaria importanza, e anche lui autore di un manuale di economia molto diffuso e apprezzato (insisto sul fatto che queste persone non solo sono tutte molto qualificate, ma sono di fatto quelle che hanno insegnato l’economia al mondo coi loro manuali, il che significa, di converso, che l’universo mondo – con l’eccezione di qualche politico europeo decotto – ha riconosciuto loro questa autorevolezza).

Da: “The common unresolved problems within EMS and the EMU”, American Economic Review, vol. 87, n. 2, pp. 224-226.

Pag. 225: “Moving to a full monetary union in Europe is like putting the cart before the horse. A major shock would result in unbearable pressure within the Union because of limited labour mobility, inadequate fiscal redistribution, and a ECB that will probably want to keep monetary conditions tight in order to make the euro as strong as the dollar. This is surely the prescription for major future problems” (Muovere verso una compiuta unione monetaria dell’Europa è come mettere il carro davanti ai buoi. Uno shock importante provocherebbe una pressione insopportabile all’interno dell’unione, data la scarsa mobilità del lavoro, l’inadeguata redistribuzione fiscale, e l’atteggiamento della Bce che vorrebbe probabilmente perseguire una politica monetaria restrittiva per mantenere l’euro forte quanto il dollaro. Questa è certamente la ricetta per notevoli problemi futuri).


Und so weiter, und so fort (per i germanofili).

Siccome sono prolisso, potrei continuare per ore, perché di esempi ce ne sono a tonnellate. Ma preferisco che sia la qualità, piuttosto che la quantità, a farvi intuire quanto è stata gigantesca la presa in giro. Non so se è chiaro. Non sto dicendo che siccome loro sono importanti e noi siamo dei poveracci allora hanno ragione loro. No, no! Questo gioco non mi interessa: vincere così sarebbe troppo facile, se uno andasse a vedere le credenziali scientifiche di quelli che si sono espressi (e si esprimono) in senso contrario. Vi sto facendo vedere che era assolutissimamente chiaro quello che sarebbe successo, parola per parola, virgola per virgola. Mi dispiace per voi. Io nel 1997 mi ero espresso così. Non avevo capito tutto, ma qualcosa avevo capito. E voi cominciate a capire?


Dalle Tuileries

Il vostro riconoscente e devotissimo Napoleone V.


P.s.: nella pagina accanto (la 409) a quella dell’aforisma che ho citato, comme par hasard, trovo quest’altro:

“Oggi, lettura attenta di un giornaletto di fantascienza. Come resteranno male i nostri ragazzi quando, invece di salpare in astronave alla conquista di altri pianeti, saranno mandati alla terza guerra mondiale, con le solite scarpe di cartone”.

C'è solo un errore di numerazione. La terza l'abbiamo già persa. La quarta è quella della quale parla Feldstein. Speriamo non sia un menagramo...

87 commenti:

  1. Dichiaro aperta la discussione.

    Ma... c'è da discutere?

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    1. No, ormai no. Per questo dobbiamo fermarli prima che facciano altri danni, ma come?

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  2. Ho seguito la Sue esposizioni dall'apertura di Goofynomics. Credo di essere stato il primo a registrarsi, anche se solo come lettore.
    Da profano , lo dico senza ironia, mi domandavo come potesse non essere sotto gli occhi di tutti che le cose, con la moneta unica, non funzionavano e non potevano che peggiorare. Ma non sapevo spiegarmi i perché. Io non posso che ringraziarLa di avermi aiutato a liberarmi di un peso, il peso del dubbio di essere io l'asociale inadeguato ai tempi della modernità invece che inadeguato il sistema.
    Spero che il suo lavoro di messa a conoscenza possa proseguire e , io, a usufruirne dei benefici. Detto questo, sento anche la necessità di uscire concretamente dal continuare a subire passivamente questo pensiero unico. Non ho mai risposto, pur avendoLa seguita, né Le ho posto domande, ho trovato però il coraggio di avviare un blog dove esprimere il mio, sicuramente modesto, pensiero su come poter liberarsi da questa prigionia, perché di vera e propria prigionia si tratta.
    I miei cordiali saluti, sperando di leggerLa presto.

    Roberto, alias i'ttoscanaccio.

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  3. Io non credo che l’Euro sia stato pensato solo per avvantaggiare i paesi del nord e mitteleuropei, soprattutto la Germania. Credo che ci sia un volere che coinvolge soprattutto i grandi pensatori del liberismo economico statunitense ed europeo. Definisco l’Euro come la ciliegina sulla torta di 30 anni di distruzione di Stato sociale e distruzione di interventismo economico. L’unificazione ha avvantaggiato molto la Germania, ma invito a riflettere sulle grandi opportunità che hanno avuto e stanno per avere i grandi gruppi industriali e finanziari. Mi riferisco alla grande opportunità della speculazione sui debiti pubblici. Gli Stati, cedendo la propria sovranità ad istituzioni non elette dal popolo, dovranno sempre di più chiedere denaro ad istituti privati, non ci sono più margini di manovra. Questo meccanismo fa alzare i tassi di interesse sui nuovi titoli emessi e questa situazione obbliga gli stati ad indebitarsi sempre di più, soprattutto se si è in deficit commerciale verso l’estero. Ricordo che il famoso indice debito/PIL ha due variabili interdipendenti, la diminuzione del numeratore fa diminuire il denominatore, ed il parametro è sempre uguale. In parole povere con l’inseguimento alla riduzione del debito il parametro di stabilità europea non sarà mai soddisfatto. Risultato: gli Stati indebitati con l’estero dovranno sempre di più applicare politiche austere diminuendo la spesa pubblica e soprattutto, grande opportunità per i possessori di capitale, diminuendo i salari e privatizzando beni e servizi pubblici.

    Caro prof. Bagnai, a mio parere il problema, soprattutto politico della vicenda, riguarda la cessione di sovranità. Il Trattato di Lisbona, di cui nessuno parla, (ratificato dal parlamento italiano a ferragosto del 2009 senza che i giornali ne parlassero) ha spostato decisioni dei singoli Stai in materia economica, di giustizia e legislativa, in mano a Consiglio e Commissione. Inoltre, a questi ultimi sono stati affidati compiti dal parlamento europeo, che oggi non fa altro che ratificare decisioni di Consiglio e Commissione (NON E.L.E.T.T.I.). Draghi, Barroso e Van Rompuy sono i veri soggetti che decidono se oggi mio padre deve lavorare 43 anni anziché 40 per prendere 800 € di pensione. E questi soggetti non sono stati scelti dalla Merkel, ufficiosamente. C’è un grande

    lavoro di pressione dei gruppi di interesse formati da banche, multinazionali dell’industria, governi americani e anche governi europei. Mario Monti non è un uomo favorito dalla Germania, anzi diciamo che la Merkel lo teme un pò. Monti ha strettissimi collegamenti con il grande capitale americano e non parliamo di “complotti” ma di consulenze, di partecipazione a commissioni economiche, di pubblicazioni per grandi organismi controllati non dalla Germania.

    Per non essere considerato “complottista”, inviterei a leggere, per chi ha tempo a sufficienza, il Trattato di Lisbona, con i suoi collegamenti ai protocolli. Chi ci riesce in 1 mese vince una mucca Carolina.

    http://eur-lex.europa.eu/JOHtml.do?uri=OJ:C:2007:306:SOM:IT:HTML



    Potrei continuare per ore. Mi dispiace solo averle intasato la sezione commenti.

    Con ammirazione.

    RispondiElimina
  4. Chiedo scusa, il nome del blog appena avviato “...dove esprimere il mio, sicuramente modesto, pensiero...” è :

    "Europa dei Popoli"

    http://i-ttoscanaccio.blogspot.com/

    Gli altri due, che compaiono nel profilo di “Roberto” in “Goofynomics” credevo di averli cancellati, evidentemente senza riuscirci.
    Come vede sono abbastanza imbranato.

    Nel post faccio riferimento al Suo :
    “L'uscita dell'euro redux: la Realpolitik colpisce ancora” 
    pubbblicato in “Goofynomics”.
    Di nuovo i miei cordiali saluti.

    Roberto, alias i'ttoscanaccio.

    RispondiElimina
  5. Caro Roberto,

    grazie per la segnalazione. Quindi vuoi dirmi che tu non sapevi che i maggiori economisti mondiali ci avevano messo in guardia? Per uno del mestiere è stupefacente che questa cosa il pubblico non la sappia: l'errore tecnico nella creazione dell'euro è talmente evidente!

    Da un certo punto di vista meglio così: almeno il mio lavoro di segnalazione non è stato inutile. Ma... i giornali cosa esistono a fare?

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  6. Caro Marco,

    che la zona euro sia divisa in due, con la Germania praticamente sola da una parte, non lo dico io, ma i fondamentali; che la zona euro abbia fatto comodo alla Germania, non lo dico io ma tutti (incluso Prodi, come sai se segui questo blog).

    Io non sto dicendo che esiste una "persona" chiamata Germania che è nata cattiva d'animo e che per questo ci ha messo nei guai, e so che tu sai che questa non è la mia analisi. Questo modo di ragionare è quello usato ad esempio da una certa "sinistra" per sviare l'attenzione dai veri problemi (ad esempio, lasciando credere che tutte le colpe fossero di Berlusconi, che ne ha molto, ma di gran lunga non tutte!), e non è il mio modo di ragionare, anzi, non è un modo di ragionare. Punto.

    Sono perfettamente d'accordo con te quindi che certi esiti sono il risultato di correnti storiche molto lunghe, che sono quelle che tu individui molto correttamente.

    Ma sono anche d'accordo con l'Economist e con il Financial times quando denunciano le responsabilità tedesche nella gestione della crisi e chiedono alla Germania di prendere delle decisioni.

    Insomma: sono d'accordo con tutti, basta che usciamo da questa situazione! ;)

    A.

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  7. Articolo notevole e veramente ricco di contenuti, purtroppo i fondamentali di un'AVO non sono stati rispettati e le conseguenze si pagano. (peccato le pagheranno sempre i soliti). Un'altra cosa che mi chiedo prof. è che anche non avendo una situazione di vera Unione Economica e montetaria, che ovviamente porta a tutti questi problemi, la crisi Americana del 2008 abbia comunque acceso una miccia 'Sistemica' che in realtà non si è mai spenta, anzi. Mi sbaglio?

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  8. Concordo! A prescindere da chi ha causato l'Euro, è importante che la gente sappia che è tecnicamente e socialmente insostenibile, così come è stato progettato.
    Il crimine comunque, me lo permetta, è grande, molto grande. La differenza è che in guerra la popolazione sente gli spari, oggi viene uccisa credendo che la colpa sia della "crisi" o di Berlusconi. Gli strumenti economici per superare il crimine ci sono, ce li insegni, mancano però quelli politici e non ce li offrirà Nichi Vendola o Beppe Grillo, purtroppo.

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  9. Caro Igor,

    mettiamola così: un sistema monetario internazionale basato sul dollaro costringe gli Usa a dover decidere se devono stampare tanta moneta quanta ne serve a loro, o tanta moneta quanta ne serve al mondo. In economia si chiama "dilemma di Triffin".

    Scegliendo la prima alternativa, nel mondo circolerebbero pochi dollari, e il commercio mondiale entrerebbe in crisi di liquidità (ma il valore del dollaro sarebbe preservato).

    Scegliendo la seconda alternativa, il commercio mondiale dispone di sufficiente liquidità, ma gli Usa devono stampare molti dollari. Questo gli consente sì di andare per il mondo a "far la spesa", ma provoca continue pressioni a ribasso sul dollaro e un indebitamento estero strutturale.

    Questa cosa determina crisi ricorrenti, come previsto ampiamente da Keynes a Bretton Woods.

    Il motivo è che se in tutto il mondo girano i dollari, chi guadagna dal commercio guadagna in dollari, e quindi o li tiene sotto il materasso, o li investe in attività denominate in dollari. Ma queste attività per gli Stati Uniti sono... passività! Questo è ad esempio il motivo per il quale la Cina detiene una parte così vasta di debito americano.

    La miccia "sistemica" è questa. E con la certezza di navigare in un mare che regolarmente torna in burrasca (come nel 1971, come nel 2008) non è una buona idea inchiodare il timone e strozzare le scotte (entrando in una Unione monetaria).

    Non so se sono stato chiaro, questo è un punto molto importante e ci tornerò (è legato alla domanda di un altro lettore su come fa la Gran Bretagna a sopportare un debito estero molto alto... ma quello degli Usa è ancora più alto).

    Grazie per l'incoraggiamento e buon lavoro.

    Alberto

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  10. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  11. Caro Marco e caro Sergio (Polini),

    che coinvolgo per motivi che gli saranno evidenti: il problema è proprio questo: il vuoto politico. Mi sono posto la domanda se avessi o meno il diritto di parlare di queste cose non avendo la possibilità di offrire una alternativa politica né a livello di "visione" né a livello di "persone".

    Ho deciso di parlare ugualmente perché un errore tecnico è un errore tecnico e un tecnico non può sottacerlo. Sarei meno insoddisfatto di me stesso se potessi proporre strade più costruttive. Ma credo anche che indicare chiaramente chi non merita più di essere votato sia un passo avanti. In questo senso mi sembra molto utile anche il video di Concita De Gregorio citato nei post precedenti (uscita redux).

    Non ho molta fiducia nella dialettica politica italiana, ma credo comunque che se una consapevolezza si diffonde, sarà difficile per i politici di qualsiasi tipo non tenerne conto.

    Alberto

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  12. Ancora a Marco e a Sergio

    Caro Sergio: Marco si riferiva al fatto che per motivi che ignoro il suo messaggio era stato riportato più volte (a me è arrivato sette volte in email). L'intasamento cui si riferiva era un dato "tecnico", non credo si riferisse al fatto di aver preso troppo spazio perché qui ognuno ne ha quanto ne vuole e il tema in questo momento è esattamente quello politico.

    Detto questo, è chiaro che qualsiasi iniziativa si aggiunga (come quella di Roberto) non può che essere benvenuta in quanto contribuisce a creare una sensibilità.

    Io non ho verità politiche (e quindi ben venga chi le porta... se ce ne sono!), ho solo una verità tecnica della quale non sono monopolista, come nessuno ha il monopolio della legge di gravità (escluso, per chi ci crede, nostro Signore). Quindi... più la verità tecnica si diffonde, meglio è.

    Dalle reazioni che ricevo (sia quelle di gratitudine, sia quelle di incredulità, sia quelle di contestazione) mi sembra che la divulgazione di temi economici sia particolarmente difficile. Vi assicuro che non dico nulla di originale. E questo post lo dimostra a sufficienza!

    Quindi: in terra pax hominibus bonae voluntatis...

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  13. anche il gufo dei gufi, Nouriel Rubini, sul Financial Times, non il Gazzettino della Putrella, ipotizza una ristrutturazione del debito con tagli fino al 30% del nominale.

    Ma attenzione, dice anche che lo stesso risultato si potrebbe raggiungere a suon di patrimoniali e tassazioni straordinarie, ma secondo lui un haircut è preferibile.

    Riporto l'ultimo passo perchè mi sembra significativo:

    Even a debt restructuring would not resolve the problems of lack of growth and outright recession, lack of competitiveness and a large current account deficit. Resolving those requires a real depreciation that may well demand the eventual exit of Italy and other member states from the euro.

    But exit can be postponed for a while. Restructuring, however, has to be implemented now. The alternative is much worse.

    Non solo haircut ma anche svalutazione, prevede il gufo dei gufi...


    Italy’s Debt Must Be Restructured

    http://www.economonitor.com/nouriel/2011/11/29/italy%E2%80%99s-debt-must-be-restructured/

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  14. E per forza...

    Comunque non avevo pensato che Goofy si legge gufi!

    RispondiElimina
  15. Con questo lavoro di storia economica del prof. Joseph Halevi, spero di fare un regalo gradito al prof. Bagnai.

    http://proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=157

    Riassumo per chi fosse interessato a leggerlo: U.S.A. e Germania hanno pianificato il controllo del mercato europeo già con la fine della 2^ grande guerra.

    p.s.: il suo lavoro tecnico, caro prof. Bagnai, è un importantissimo strumento per arrivare alle conclusioni politiche che dovrebbero essere agli occhi di tutti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ciao, solo da qualche settimana seguo questo blog, e ti chiedo una cortesia visto che a distanza di un paio d' anni col link da te indicato non corrisponde piu nessun articolo: forniresti gli estremi dell' articolo o libro? grazie mille e buone cose

      Elimina
  16. Questo post spiega in maniera molto chiara perché utilizza spesso il termine "agghiacciante" con riferimento alla politica. Altro che "complottismo" qui non si può essere complottisti perchè è decisamente TROPPO POCO, ma stiamo scherzando? chiamare le truffe complotti? Vogliamo dare una simile giustificazione "ultraterrena" ad una manica di... di... di... di... NON TROVO IL TERMINE.
    Ho letto le 14 pagine del suo studio del 1997 ma è mai possibile??? faceva quasi tenerezza mentre cercava di trovare qualche equilibrio fra quelli che dovevano essere teoricamente quanto tecnicamente i vantaggi che avrebbero dovuto/potuto controbilanciare gli svantaggi della moneta unica. il disegno quale era? spazzare via la società civile di tutti i paesi mediterranei lasciandovi solo le macerie della povertà dell'emigrazione e del vuoto morale adducendo le solite motivazioni etnico biologiche del terronismo ideologico? E poi i politici italiani cosa vorrebbero fare in futuro? ripercorrere le orme dei politici duosiciliani che al parlamento italiano denunciavano lo stato di squallore totale in cui era piombato il meridione e che loro non sapevano non potevano immaginare che sarebbe andata così? Berlusconi sarà il nostro Francesco di Borbone fra 150 anni?
    E per fare questo dobbiamo anche soffrire ed impegnarci in ripetuti e determinanti sforzi di "coesione nazionale" che non mancheranno ovviamente nei messaggi calati dall'alto la sera del 31 dicembre? La coesione nazionale invocata per distruggere la nazione e salvare un branco di tecnocrati contro gli "attacchi speculativi" all'euro? E' a questo che servirebbe l'esercito unificato europeo? Per prevenire e reprimere le rivolte degli europei terroni del mediterraneo oltre che ad esportare la democrazia? E' di questo che parlava Feldstein mi pare di aver capito...

    Ed in tutto questo delirio i pazzi sarebbero i complottisti del signoraggio professor Auriti in testa?
    Ma come ha fatto professore a non impazzire e mantenere la lucidità considerando la posizione accademica che occupa?
    Non bisogna essere dei geni illuminati per capire che la prolissità vera o presunta di cui si autoaccusa sia espressione dell'incredulità e dello stress di un essere umano che si trova in mezzo ad una società che appare totalmente schizofrenica.

    E' singolare notare che la terza guerra da italiani l'abbiamo (stiamo) affrontando con le scarpe di cartone nuovamente (come la "quota 90"-per un'italia grande ci vuole una moneta grande- di mussoliniana memoria) per motivi tecnico monetari. Questa volta le accuse di fascismo su chi ricadranno? Lo chiediamo a Daniele Sepe?

    E' una situazione allucinante, mi fermo qui perché continuerei a scrivere all'impazzata girando a vuoto sulle stesse cose, che l'euro fosse una cosa che ha reso la vita difficile lo capiscono tutti e lo avevo capito anche io ma che il bene superiore a cui si sarebbe approdati era un miraggio io l'ho capito definitivamente "grazie" (il virgolettato è dovuto al fatto che non mi ha dato una buona notizia) a lei. Diciamo che è uno spacciatore di pillole rosse alla matrix:

    "Sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore, una prigione per la tua mente..
    Pillola azzurra: fine della storia, domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai.
    Pillola rossa: resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la tana del bianconiglio."

    chi viene su questo blog (come su altri) lo fa perché inconsciamente cerca la sua pillolina rossa, o perchè fugge da essa.

    Giuseppe

    ps. posso usare il suo la sua frase: "non voglio dimostrarvi che io sia pazzo... voglio solo mostrarvi che sono in buona compagnia."

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  17. @Giuseppe

    In effetti il riferimento alla quota 90 mi sembra pertinente, come quello alle "conseguenze economiche di Winston Churchill" di Keynes. Diciamo che l'ideologia del vincolo esterno, culminata nell'euro, ha in comune con il fascismo l'idea che gli italiani siano un popolo di schiavi. Ma questo punto lo svilupperò in un altro post.

    Il motivo per il quale vengo ogni tanto etichettato come "complottista" (ma ovviamente solo in Italia) è che visto dal mio punto di vista, quello tecnico, l'errore è così palese che mi riesce difficile credere a una totale buona fede (del resto, l'Aristide del post "L'uscita dall'euro" esiste, anche se non si chiama così, e quelle parole me le ha veramente dette. Eravamo su un aereo... ma non dico da dove, altrimenti si capisce chi è...).

    Tuttavia vorrei anche investigare con voi (e lo farò) le ragioni di una possibile buona fede, cioè quali potevano essere all'epoca i vantaggi percepiti dell'euro e perché. Bisogna ammettere che certi argomenti potevano trarre in inganno certamente gli elettori, e probabilmente anche qualche politico. Vogliamo dire tutti, per non essere complottisti? Bene: diciamolo: erano in buona fede e si sono sbagliati. Ma Dornbusch, Krugman, Feldstein, mica se le dicevano fra loro certe cose...

    Rimane quindi il fatto che fare politica tradendo il dato tecnico economico è come fare ponti senza tener conto del dato fisico. Il rischio di crollo c'è, e non importa quanto grande fosse la visione del progettista.

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  18. @Marco

    Grazie, regalo gradito. Ricevo veramente molto da voi. Spero di poter continuare a dare.

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  19. 1)" Non sto dicendo che siccome loro sono importanti e noi siamo dei poveracci allora hanno ragione loro. No, no! Questo gioco non mi interessa: vincere così sarebbe troppo facile, se uno andasse a vedere le credenziali scientifiche di quelli che si sono espressi (e si esprimono) in senso contrario."

    Si, sarebbe scorretto mettere a confronto le pubblicazioni si Krugman con quelle di Monti. Ma vuoi mettere la soddisfazione?

    2) nel '97 avevo otto anni, e non ha fatto in tempo a dire la mia sulle AVO. Però già allora provavo antipatia per Prodi. Chissà perché.

    3) provo a dire la mia sul versante politico della crisi. Io non penso che l'attenzione vada concentrata sulla Germania, contro cui ora va di moda imbastire assurdi processi mediatico. A me sembra evidente che gran parte della classe dirigente tedesca l'Euro voglia farlo fuori, e perciò impone agli altri paesi scelte talmente dure da suscitare, prima o poi, il rigetto. Chi l'Euro lo vuole tenere in piedi sono invece gli Stati Uniti, che stanno facendo di tutto per puntellarlo. Loro strumentale alleato in questa impresa e' il presidente francese, che preme per gli eurobonds (e per questo suggerisco di mettere da parte il "Merkozy" per inaugurare il "Sarkoma"). Ma perché mai gli Usa dovrebbero desiderare la sopravvivenza dell'Euro? Perché se l'Europa si sfascia la Germania se ne va per i fatti suoi, abbraccia la Russia e disintegra la nanesca grandeur francese. Secondo me l'atteggiamento verso la crisi economica andrebbe messo in parallelo con quello verso l'aggressione alla Libia, con Sarkozy e Obama che tubano assieme e la Merkel che si astiene. Credo che stiamo assistendo ad una vera rottura fra le strategie delle classi dirigenti occidentali. Ipotizzo quindi un movente geopolitico che soggiace ad un progetto monetario assolutamente privo di razionalità economica.

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  20. Si Claudio sembra davvero coerente la tua visione (esilarante il sarkoma), questa porta dritti verso una fortissima "tensione" mondiale con russia cina (bric) germania da un lato e vecchio occidente dall'altro con l'italia solito vaso di coccio con basi americane puntellate dappertutto e tipica guerra civile in atto fra opposte fazioni pronte a sobotarsi a vicenda?

    Giuseppe

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  21. L'analogia dell' UE e dell'euro con i ponti che crollano l'avevo pensata anch'io in questo periodo. Possibile che un progetto a cui hanno lavorato per una 40ina d'anni, dopo 9 anni dalla sua introduzione, rischia di sgretolarsi? Mi sono posto questa domanda... possibile? dopo 9, miseri anni? RIsposte: o è stata fatta alla cazzo di cane, o era intenzionale...

    Poi, leggendo "il più grande crimine" di Barnard, in effetti qualche dubbio è stato sciolto... Francois Perroux pensa alla moneta unica con l'intento di "togliere agli stati la loro ragion d'essere" nel 1943. L'intento era quello di creare un asse franco-tedesco fortissimo nelle esportazioni pagando una miseria masse enormi di lavoratori.

    Nel 1997 Wynne Godley scrisse: "If a government does not have its own central bank on which it can draw cheques freely, its expenditures can be financed only by borrowing in the open market in competition with businesses, and this may prove excessively expensive or even impossible, particularly under conditions of extreme emergency….The danger then, is that the budgetary restraint to which governments are individually committed will impart a disinflationary bias that locks Europe as a whole into a depression it is powerless to lift".

    Ora abbiamo questa bella moneta che non è di nessuno, e che gli stati devono andare a chiedere in prestito ai mercati di capitali privati. Lo stato non più sovrano nè della sua moneta, nè della sua legislazione (trattato di lisbona). Lo stato che non può più emetterla, e che deve cercarla proprio come fa un privato quando chiede un prestito. I mercati ci sfiduciano perchè sanno tutto questo. I tassi vanno alle stelle, e i soldi ce li succhiano dalle tasse perchè è l'unico modo.

    Se questo è complottismo...

    G.M.

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  22. Ma intanto, leggo in uno dei commenti all'articolo di Roubini segnalato da precatio_contrario queste farneticanti parole:

    "changing some accounting figures would not entice people in those PIGS countries to work harder or to become more productive.

    What counts are assets and collateral. Sovereigns have many options to increase the value of their asset under management. Retirement age could be increased to 75, working hours per week could be extended to 60 hours without pay increase. But yet the best idea to make people more productive, which comes to my mind, would be to put the debts directly onto people. Asking everybody to repay a certain amount of sovereign debt during their lifetime. People in Greece for example then would have the freedom to migrate to more productive countries in order to repay their debt more efficiently."

    ...cioè che ci vorrebbero ben altre ricette per convincere i PIGS (ma non erano piigs con due i? ma tanto anche prima il senso si era capito) a rimettere in sesto le loro economie, come innalzare l'età pensionabile a 75 anni o portare a 60 le ore di lavoro settimanali a parità di salario...ma ancora meglio pretendere che il debito pubblico diventi tout-court debito privato, che ognuno di noi s'intesti una quota di debito e sia chiamato a ripianarlo, potrebbe emigrare, come suggerisce l'autore del commento, a cercare un po' di fortuna nei paesi virtuosi.

    Pensieri del genere sono forse l'effetto peggiore dell'ideologia dominante. Siamo al "mito della razza ariana" (e di altri popoli "superiori"), come penso definirebbe la cosa il Prof. Bagnai.

    Antonino

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  23. Carissimo prof Bagnai, avrei 2 domande:
    1) in una delle sue risposte Lei parla di dilemma di Triffin, ma oggi ha senso parlare di questo dilemma se il sistema aureo non è più in vigore da 40 anni?
    2)Un'uscita dall'euro quali costi avrebbe per l'Italia nel breve periodo? Ma poi è possibile che i cosidetti tecnici non si rendano conto che le crisi di debito privato abbiano come comune denominatore l'euro? Per farla breve, ma questi che dati leggono? Anche perchè la letteratura economica aveva già espresso le sue perplessità non oggi o ieri ma 10 anni fa.

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  24. Caro Massimo,

    ti vedo preparato e quindi posso essere tecnico e sintetico.

    I tecnici sono dei politici che hanno un'attenzione selettiva ai fenomeni. Leggono i nostri stessi dati ma ne traggono conclusioni diverse perché non hanno i nostri stessi interessi. Sui costi dell'uscita sto lavorando.

    Il dilemma di Triffin è sempre attuale. Il sistema monetario c'entra fino a un certo punto. Certo, nel sistema a cambio aureo (credo tu volessi riferirti a questo) posto in essere a Bretton Woods si poneva il problema aggiuntivo della convertibilità del dollaro in oro (convertibilità che doveva per forza di cose saltare se si stampavano "troppi" dollari, dato che non si estraeva altrattanto oro; come ricordi, la convertibilità è saltata nel 1971).

    Ma questo problema, anche se attrae molto l'attenzione di quelli che non capiscono come mai una cosa senza valore (un foglio di carta) possa essere usato come moneta, e che si sentirebbero più rassicurati nel maneggiare metallo, è un falso problema, per due motivi:

    1) la convertibilità del dollaro in oro era in effetti abbastanza teorica: le banche centrali degli altri paesi si tenevano i dollari e non esigevano dagli Usa il controvalore in oro;

    2) anche dopo che è saltata, il sistema dei pagamenti internazionali continua a essere largamente basato sul dollaro.

    Il che ha altre due conseguenze:

    1) gli Usa mantengono il loro potere di signoraggio (che tanto infestidiva i francesi), e però:

    2) per fornire dollari al resto del mondo devono avere un deficit strutturale persistente, che porta a crisi finanziarie ricorrenti.

    Quindi il dilemma di Triffin è sempre attuale e lo sarà sempre finché il sistema dei pagamenti internazionali si baserà su una moneta nazionale.

    Non so se questo ti è chiaro. Se studi, guardati il capitolo 22 di International finance di Gandolfo (2002) Springer.

    AB

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  25. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  26. Sergio voleva certamente dire rivalutazione del marco, che, vista dalla parte dei partner, sarebbe (Goofy insegna) una svalutazione.

    Non ho capito perché dovrebbe essere fantapolitica un'uscita dell'Italia e non un'uscita della Germania. Il problema di "chi deciderebbe" si pone evidentemente in entrambi i casi, così come in entrambi i casi è possibile l'uscita, come spiegato qui:

    http://www.lavoce.info/articoli/-europa/pagina1002665.html

    Ritengo che ci sia una tendenza a esagerare i costi del default, per motivi abbastanza ovvi. Per fortuna se ne sono occupati anche degli economisti seri:

    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001696-351.html

    ed è chiaro che la possibilità di svalutare gioca un grande ruolo, e che è meglio se si svaluta prima (che senso ha pagare i debiti in valuta forte, se tanto poi devi svalutare? E che senso ha non pagare i debiti, se puoi pagarli in valuta svalutata - come sta facendo la Gran Bretagna?).

    Circa l'Argentina, due cose:

    1) l'euro ci ha ridotto come l'Argentina. Non so se vale la pena di spiegarlo, tanto chi non vuole capirlo non lo capirà mai, ma ci proverò;

    2) ci sono però delle differenze. A noi basterebbe una svalutazione del 20%, mentre in Argentina fu del 200%. Il trauma per i creditori sarebbe meno duro. Abbiamo già svalutato del 20% nel 1992 con un debito estero al 10% del Pil. Questa volta è più grande (il 20% del Pil), ma continuo a pensare che il default non sarebbe necessario.

    Credo che tutti insistano sul default perché per motivi ideologici dall'altra parte si insiste sul debito pubblico. A falso problema falsa soluzione. Ma il problema è solo recuperare competitività e crescita. Dopo di che, se default ci fosse, non sarebbe una tragedia: è sempre successo. Ma... queste cose le ho già dette a agosto e ripetute qui... non vorrei annoiarvi...

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  28. Carissimo Sergio, non preoccuparti,succede sempre anche a me: a fine semestre evitare lapsus è difficile...

    Mettiamola così: in termini Goofypolitici la situazione è simmetrica.

    In effetti in Italia le masse, se capissero, vorrebbero uscire, ma le élite non vogliono.

    In Germania viceversa le masse vogliono uscire (perché non capiscono), ma sei sicuro che le élite vogliano? Dove lo trovano un altro mercato di sbocco? Tu sei di quelli che credono alla favola dei tedeschi che esportano in Cina? Non credo, giusto?

    Quindi il problema è complesso. Sono abbastanza d'accordo con te, e con Screpanti, e con Stieglitz, che sarebbe opportuno, conveniente, doveroso (a seconda dei punti di vista) che il passo lo facesse la Germania (visto che di coordinare le politiche economiche non se ne parla). Proprio perché NON sono complottista, inoltre, non credo necessariamente alla astuzia del perfido capitalismo tedesco.

    Ma da qui a essere sicuro che la Germania voglia farlo... e quando... e che invece non tocchi farlo a noi, magari coordinandoci con altri paesi periferici...

    Ma certo, questo scenario è stato democraticamente messo da parte, in qualche modo...

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  29. Per il poco che capisco io solo la germania mi sembra avere "l'autorità" politica per prendere questo tipo di decisione, (non ce la vedo la bce a commissariare i tedeschi come ha fatto con grecia spagna portogallo italia irlanda...) avrebbe anche il sostegno popolare, ed ovviamente il sostegno della gran fetta di italiani che direbbero "quanto facciamo schifo abbiamo costretto gli ariani ad andare via a momenti li facevamo fallire... sono in difficoltà per colpa nostra aiutiamoli concediamo loro lo ius primae noctis come risarcimento"
    Il problema è un altro e lo chiedo a sergio e al prof. ha tecnicamente la germania la possibilità concreta di sostenere la sua di uscita? non è lei che guadagna maggiormente dall'euro? O si è infilata in un vortice tale da rendere la "distruzione" dell'euro la soluzione meno traumatica?
    Io morrei dalla voglia di uscire dall'euro anche a prezzo di sacrifici giusto per vedere che succede a questo punto e cosa direbbero i grandi sciiienziati che ci raccontano di averci salvati blablabla che ora saremmo stati con la liretta spersi nel mediterraneo blablabla (mi sembra di capire che molti turchi stiano ridendo oltre che ringraziando per non averli voluti nel club), sarebbe strano notare come una "catastrofe" vista dal basso possa sembrare una batteria di fuochi pirotecnici.

    Quanto sarebbe possibile che i tedeschi escano dal 1 gennaio 2012?

    Per il prof continui a dire e ridire le stesse cose sul debito almeno a me fa sempre piacere leggerle che la droga debitofobica ce la inculcano dalla nascita a noi ignoranti.

    Giuseppe

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  30. aveva, in pratica, risposto mentre scrivevo, è un problema complesso

    Giuseppe

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  31. Aggiungo un quarto scenario a quelli prospettati da Sergio (non so perché ma è la seconda volta che aggiungo una quarto scenario a quelli di Sergio). Tale scenario si ricollega alla teoria delle AMO (o AVO, io preferisco “AMO” come prima persona singolare dell’indicativo presente del verbo amare) citata dal prof. Bagnai, che ha stimolato la mia curiosità e sono andato a ripassarmela dopo 15 anni di università. Il quarto scenario, spero che il prof. mi corregga, potrebbe essere quello che l’Italia rimane in Europa come tutti gli altri paesi. Mario Monti e i governi successivi riescono a diminuire i parametri di stabilità deficit/PIL e debito/PIL a discapito di lavoratori e pensionati. Secondo la teoria delle Aree Monetarie Ottimali, perché un’area sia efficiente occorre che si presentino, tra le altre, due condizioni legate al mercato del lavoro: forte mobilità all’interno dell’area valutaria e flessibilità. La prima condizione potrebbe verificarsi nel nostro caso, considerato che l’Italia è un grande esportatore di lavoratori verso l’estero, tale fenomeno, per la teoria di Mundell, dovrebbe diminuire il tasso di disoccupazione dei paesi che importano lavoratori e aumentare i salari, in quanto l’aumento dell’occupazione dovrebbe stimolare la domanda aggregata. Solo che i paesi che vedono un aumento della domanda aggregata, soprattutto quelli con saldi verso l’estero in aumento (come la Germania), non hanno rivalutato.
    Pertanto, l’unica leva di politica economica che rimane agli Stati in recessione, con alti debiti pubblici (PIIGS), considerato che non possono svalutare la propria divisa per difendersi dalle furbizie mitteleuropee, è quella di svalutare i salari interni per mantenere costanti i saggi di profitto e diminuire i prezzi dei prodotti, stimolando la domanda interna.
    In sintesi vedo un futuro molto buio per le classi lavoratrici. Tra lo svalutare la moneta e svalutare i salari e, oggi, pensioni, cosa faranno i governi secondo voi?
    Caro prof. spero che il ragionamento sia esatto. La ringrazio comunque per avermi fatto riflettere sull’argomento.
    p.s.: Sempre per il prof. Bagnai. Se l’Euro fosse stata pensata diversamente, magari copiando l’idea della moneta Bancor proposta da J.M. Keynes a Bretton Woods, come sarebbe andata?

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  32. Prof cheffai.
    Un elenco di quelli che ci hanno azzeccato?
    Ma sei matto? :-)

    Ma tu mi devi (faccio per dire mi devi, tu non devi far niente, è che oramai i lobi frontali hanno ceduto e non mi trattengo più) fare il piacere incommensurabile di fare l'elenco di quegli Stronzi Malcagati che non ci hanno azzeccato pr niente che ci hanno propinato il sacro canto "meno male che l'Euro c'è"

    perchè,

    O costoro sono dei incompetenti/deficenti, e allora bisogna riconoscerli ed additarli per zittirli per urlargli in faccia "zitto tu che non capisci un cazzo"
    O lo fanno apposta e allora bisogna riconoscerli inseguirli e caricarli di legnate sul groppone

    ....fremo......

    Comincio io!


    http://www.italiamiga.com.br/noticias/artigos/bel_pirla.htm

    .... sento il clamore del popolino sinistrorso ... ma Libero, il giornale della destra più becera...

    Eccheccazzo ci posso fare io che sono di sinistra, se una cosa giusta l'ha scritta un giornale di destra... farmi venire il fegato marcio, ecco cosa posso fare!

    ma orsù ditemi, dovevo forse aspettare una macchietta simile...
    ( tratto da
    http://www.youtube.com/watch?v=AwTBsvbkleA )

    "...quando noto un fricchettone sotto un pesco che legge "Il Capitale" di Marx, sotto braccio l'Unita', mi saluta a pugno chiuso e poi mi fa :" Ciao sono Giancarlo Cuggiani, io recito, canto e scrivo poi, cioe', so' mmembro der collettivo, girano voci che cerchi soci capaci di compiere imprese eccezionali percio' mi piaci : ho una proposta, se ci vuoi stare, l'unica impresa eccezionale e' la revoluçion compare...", e per iniziare mi propone di occupare l'Esselunga e farne uno spaccio di cibi macrobiotici, e proiettare nel reparto casalinghi una rassegna di film neorealistici austriaci :"...va bene tanto... Carlo ci potrei anche stare...", drin-drin, da sotto il kefia estrae un cellulare :"...uhe' Rene' si non preoccuparti... certo che ci vengo al party... vengo col Range e il Fifi con la Porsche e i puffi..." poi chiude e dice "...devo andare... per la festa del Renato la revoluçion puo' aspettare !..." .

    Scusa, adesso mi ricompongo, se ho esagerato chiedo scusa e se ritieni cancella pure il post, ma non ce la faccio più.

    Ora per penitenza e per punizione canto l'inno tedesco!

    Heil Merkel!

    Deutschland, Deutschland über alles,
    Über alles in der Welt,
    Wenn es stets zu Schutz und Trutze
    Brüderlich zusammenhält,
    Von der Maas bis an die Memel,
    Von der Etsch bis an den Belt –
    Deutschland, Deutschland über alles,
    Über alles in der Welt.

    Ciao

    Alex

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  33. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  34. @Sergio

    Ecodellarete aveva postato "l'introduzione" giusta al filmatino del "pianto" , poi immagino abbia ritenuto più prudente cambiarla con uno più sicuro "Piagni piagni" ... io però solidarizzo con il suo primo "titolo" anche se non posso ripeterlo..

    Per il resto
    2) Blanchard
    3) Giavazzi

    Per me l'unico vero inimitabile Numero 1 rimane sempre il Guru di Scandiano!

    Grazie
    messo in memoria!

    Ciao

    Alex

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  35. Carissimo prof Bagnai,
    la ringrazio della sua risposta relatica al dilemma di triffin. Avrei quest'oggi un'altra domanda. Se la radice del male sono i differenziali inflazione fra i vari paesi europei che poi grazie o a causa della moneta comune sono esplosi in tutta la loro violenza, la manovra che prevede l'innalzamento dell'Iva non contribuirà a penalizzarci ulteriormente dal punto di vista della competitività?
    Per me sarebbe come costruire una casa di paglia in un territorio sismico.
    E poi lei pensa veramente che l'anno prossimo avremmo una recessione di solo mezzo punto pecentuale così come preannunciato dalle più autorevoli fonti?

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  36. Segnalo questo articolo decisamente interessante sulle stravaganze di ms. Merkel:

    http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/8934363/Fiskalunion-is-worst-of-all-worlds-for-Europe.html

    Franco Valentini

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  37. Caro Franco,

    non è altro che quello che vado ripetendo da mesi, e evidentemente non da solo! La Germania storicamente non concepisce una unione che non sia un'annessione.

    In termini più tecnici, l'integrazione fiscale, che è il requisito richiesto per minimizzare i danni di una unione monetaria, non ha nulla a che vedere né con la convergenza fiscale (quella imposta da Maastricht), né con l'unione fiscale à la Merkel.

    Grazie per il contributo.

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  38. aziendalista teppista7 dicembre 2011 17:51

    Il debito privato che muore pubblico,io l'ho visto,con i miei occhi,la scorsa fine settimana.Da Malaga a Gibilterra 100 km di cemento senza soluzione di continuità,calcestruzzo residenziale turistico(molto probabilmente finanziato direttamente da crucchi,inglesi e scandinavi che li vanno a svernare) con una infinita serie di "se vende".

    Attenzione al popolo:alla fine sceglie sempre il ladro di polli
    http://www.youtube.com/watch?v=zW69z8asuhg

    Quando l'ho studiata,la leva finaziaria mi era un concetto abbastanza difficile da capire,particolarmente complicato e invece,molto tempo dopo,ho scoperto che é semplicissimo e si chiama:buffo!
    Il leverage non é nato insieme all'euro e finchè l'economia di carta sarà più o meno 12 volte quella reale...

    Non penso che la borzza sia cinica,ma mi chiedo,per esempio,perchè li posso vendere qualcosa che non possiedo?
    Eliminate le vendite allo scoperto e come d'incanto,dalla sera alla mattina,una gran parte della speculazione,che secondo molti non sbaglia,svanirà

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  39. @teppista

    Caro teppista, intuisco che del cinismo della bborzza (il Sandrone buonanima) ne abbiamo parlato. Grazie per Celestini, che ci riporta ahimè alla natura del problema.

    Io spiego ai miei studenti che la finanza nasce prima della moneta. 40000 anni fa un uomo di Cro Magnon ha promesso a un suo compagno di caverna una pelliccia in cambio di venti punte di lancia... e poi ha, come si dice espressivamente a Roma, "fatto il vento!" (nel senso che si è dileguato). Ecco la finanza (che è una promessa) e ecco il default (che è una promessa non mantenuta). Due cose che sono sempre esistite, e preesistite, in particolare, alla moneta (almeno, così le spiego ai miei clienti... volevo dire: studenti).

    Ma non tutte le promesse vengono disattese, e il credito/debito è essenziale per il funzionamento dell'economia capitalistica. Anche Keynes, che ci dice che la borzzza non è cinica, ma razionalmente inefficiente, non riesce ad articolare una compiuta proposta alternativa, o comunque io non la conosco (lo ammetto).

    Mi sento quindi di fare due precisazioni: non so molto di tecniche di borzza, ma penso che provvedimenti come quelli che tu suggerisci possano sì arginare grandissimamente il problema del fallimento del mercato (vedi Keynes vs. Tabellini in questo blog), ma non eliminarlo. Ovviamente, il meglio non deve essere nemico del bene e quindi ben vengano le regole. Le bolle ci saranno sempre, ma se si può evitare di gonfiarle troppo ci faremo meno male.

    L'altro punto è che anche se il debito/credito preesiste all'euro, non va dimenticato che l'euro ha creato le condizioni per un anormale indebitamento PRIVATO (PRIVATO) dei paesi periferici (evidentemente hai letto i post dove ne parlo), e quindi, esattamente per lo stesso motivo per il quale è opportuno regolamentare i mercati, è anche opportuno eliminare l'euro.

    Non vogliamo risolvere i mali del mondo (per questo c'è Quelo), ma eliminare una discreta quantità di sofferenze inutili (e di arricchimenti vergognosi).

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  40. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  41. @Sergio e Massimo

    Sergio si dà un gran da fare, vorrei avere la sua energia, e devo dire che della mia poca una parte la dedico ad altro anche perché (ma questa non è una critica) mi sembra inutile andare alla ricerca di conferme di quello che è di per sé evidente.

    Attenzione: non è una critica. Fa bene Sergio ad affastellare argomenti. Sorrido pensando che se mettessi un post sulla forza di gravità, il giorno dopo Sergio lo commenterebbe citando 739 articoli di giornale riportanti i tristi casi di altrettanti suicidi che si son gettati nel vuoto.

    Ma a che serve?

    Nessuno di noi ha bisogno di citazioni per capire che se si butta dalla finestra muore, e nessun economista ha bisogno di sapere che se un paese si aggancia a un'ancora nominale troppo forte muore.

    Quanto al pubblico, ahimè, quello sceglierà sempre B: Barabba, Berlusconi, o Bersani (grazie aziendalista)!

    Però, ripeto, non voglio sminuire il lavoro di Sergio, che ringrazio moltissimo, come tutti voi. Voglio sminuire il mio, di lavoro: VE LO VOLETE CACCIARE IN TESTA, UNA VOLTA PER TUTTE, CHE IO NON SONO (NON SONO) UN PENSATORE ORIGINALE? TUTTO QUELLO CHE DICO E' NOTO E ASSODATO NEL DIBATTITO ECONOMICO, E AMMESSO ANCHE DA ORGANI ASSOLUTAMENTE ORTODOSSI E PARTE DELL'ESTABLISHMENT.

    Insomma: come economista non valgo niente! E non è civetteria! ;)

    Il che, di converso, dà la misura di quanto gigantesco sia stato l'errore (se errore è stato).

    L'articolo di Da Rold è questo:

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-30/suggerimenti-italia-apprendere-crisi-160336.shtml?uuid=AaNdOt8D&fromSearch

    e brilla per il cinismo con il quale certe cose (ovvie per un economista) vengono ammesse (dopo l'entrata: prima qualcuno ve lo ha detto?).

    Comunque, se volete... domani parliamo della manovra. Secondo me da dire c'è poco. Le mie citazioni saranno rigorosamente off-topic. Preparatevi al peggio!

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  42. Per inciso, e... per Sergio:

    non solo non sono stato il primo al mondo a vedere il problema dell'Europa come un problema di squilibri esterni, ma non sono nemmeno stato il primo in Italia. Emiliano Brancaccio lo ha fatto prima di me prendendo di petto proprio il lavoro di Blanchard e Giavazzi al quale tu giustamente attribuisci il premio IgNobel.

    Il lavoro di Brancaccio, che molto probabilmente conosci, è scaricabile qui:

    http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2010/09/deficit-crisi-e-politica-deflazionista-provisional-draft.pdf

    (metto il link per chi non lo avesse letto, credo ne valga la pena, anche se penso possa essere un po' tecnico).

    Buon lavoro, io devo dormirci sopra.

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  43. (naturalmente Alex si riferiva a Matteo Maria Boiardo)

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  44. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  45. Caro, carissimo Sergio...

    Mi sembra chiaro che condividiamo il medesimo sogno. Ma, vedi, tu sei insegnante per diletto, e io per professione. E questo induce in me un po' di pessimismo.

    Qual è la tua definizione di persona "colta"? Io do una definizione molto molto ampia: persona con la quale posso uscire a cena. In questo ambito, quanti credi siano quelli che sanno anche semplicemente cosa è l'inflazione, cioè che ne sanno dare una definizione esatta (ad esempio, senza confondere livello e variazione dei prezzi)? Attenzione: non sto chiedendo quanti sono quelli che hanno un'idea di cause e conseguenze dell'inflazione, sto chiedendo quanti sono quelli che sanno cos'è.

    Fai le tue verifiche.

    Se sono più del 5%, allora o sei un insegnante molto indulgente, o devi presentarmi i tuoi amici.

    Ma naturalmente il 100% degli altri, cioè di quelli che l'inflazione NON SANNO COS'E', sanno che è un male ecc.

    E sto parlando solo di una cosa semplice. Perché se poi andassimo a discutere di bilancia dei pagamenti, sai bene che sull'interpretazione di statistiche anche banali (i redditi netti dall'estero) c'è molta confusione in giro.

    Dove voglio arrivare? A un punto molto semplice: non farti troppe illusioni. Per far passare certi concetti occorrono doti di divulgatore immense, e un accesso infinito alle fonti di informazione, che nessuno di noi ha. La teoria della public choice ci spiega che l'ignoranza dell'elettore in fondo è razionale.

    A me, che entro in classi affollate, basterebbe che l'elettore si comportasse secondo i suggerimenti di Ascanio Celestini.

    Dopo di che, naturalmente anch'io cerco di informare chi ne ha bisogno. Un compito temo inutile, perché temo (e lo ho già detto) che non ci sia possibilità di evitare esiti drammatici. Sono quindi sempre e comunque pienamente solidale con il tuo sforzo.

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  47. L’esempio dell’inflazione è importante, anche se conosco diverse persone che capiscono la differenza tra livello dei prezzi e sua variazione. Il problema sta come convincere queste persone che l’inflazione (problema tanto utilizzato per il bombardamento mediatico dalla nascita della scuola monetarista) non è strettamente correlata alla quantità di moneta in circolazione, ma anche ad altri fattori (vedi il fallimento della BCE nel tenere bassi i tassi nei PIIGS). Se chiedo ad una persona qualunque cosa ne penserebbe se tornassimo alla vecchia Lira, otterrei subito una risposta: “ma l’inflazione”? Ecco caro prof., finché non ci saranno partiti e movimenti politici disponibili a discutere di alternative e a vedere oltre il pensiero unico liberista e monetarista, allora possiamo fare tute le buone discussioni del mondo, ma…... Lei ha mai sentito pronunciare, dai partiti in parlamento, le parole “uscire dall’Euro”? Non ne parla neanche “l’estremista” Nichi Vendola. Nell’altro post lei ha citato i suoi amici marxisti, in relazione alla sovrapproduzione e, immagino, anche alla teoria di Say che ha influenzato il pensiero, unico, moderno. Io penso che Marx sia sempre attuale e molte delle sue teorie oggi risultano ancora profetiche, dalla teoria della sovrapproduzione a quella del valore. Ma i marxisti ormai sono in via di estinzione e non vanno più in televisione. Teniamoci la “merce feticcio” e continuiamo a rubare “valore al fattore lavoro” (a breve arriverà la proposta di legge di modifica della legge 300/1970, così potremo competere con la Germania) vivremo poveri, soli, ci odieremo e scanneremo per un contratto interinale come cassiere al supermercato di proprietà dei francesi, ma almeno ci consoleremo con l’i-phone.

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  48. Sergio mio, a parte le sensatissime considerazioni di Marco, vorrei farti notare che la tua verifica NON è la più sfavorevole, per due motivi: primo, hai scelto persone che fanno la spesa; secondo, hai fatto una domanda della quale tutti sanno la risposta.

    Ma prova a chiedere: "cosa succede ai prezzi se diminuisce l'inflazione"?

    Te la senti?

    E poi, mio caro, va bene così, il popolo sa cos'è l'inflazione, e magari anche cos'è il debito pubblico, e se non lo sa glielo insegnamo coi WP dell'IMF. Mi arrendo.

    Non credo ci possa essere spiegazione migliore del perché stiamo come stiamo, no?

    Dai, su, insieme ne usciremo. Malgrado il popolo, o anzi, come tu lo chiami: la "gente".

    P.s.: la risposta "vuol dire che io guadagno sempre lo stesso ma la vita aumenta" non è proprio corretta, perché l'inflazione dei prezzi può ovviamente accompagnarsi a inflazione dei salari, quindi può benissimo darsi che tu guadagni di più, come in effetti spesso si è verificato, ma questo guadagno nominale sia illusorio. Preferisco la risposta "base pane". Rimanendo curioso di sapere cosa succede "base pane" se l'inflazione diminuisce. Perché vedi, il successo della tua indagine significa solo che hai intorno due persone che credono a Bersani, Fassino e Fassina quando questa amena trimurti racconta che l'inflazione è la più iniqua delle tasse.

    Stai covando una serpe in seno... Pensaci bene!

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  49. Facendo parte io della "gente" vi confermo che è particolarmente difficile capire concetti come svalutazione, inflazione etc. capire che ad esempio svalutazione della moneta e relativo aumento inflattivo non sono sempre e comunque collegati, per me è sembrato un paradosso.

    Quando ho letto che l'inflazione non è solo legata alla massa monetaria in circolazione ma anche alla velocità con la quale circola sono andato in paranoia. Credo fosse il caso tipico dell'alta inflazione post seconda guerra mondiale causata paradossalmente proprio dalla scarsità di moneta circolante e "risolta" se non ricordo male da Einaudi con un abnorme aumento dei tassi.

    Perdonate l'uso da parte mia di termini tecnici non so nemmeno se ho scritto fesserie, sta di fatto che da ignorante sono letteralmente inviperito perché se sono vere le cose che leggo qui la montagna di fesserie raccontata e che continuano a raccontare è a dir poco impressionante e senza sosta.

    Professore, Sergio leggete qui per cortesia:

    http://it.finance.yahoo.com/news/Fuori-dall-euro-l-Italia-%C3%A8-yfin-2835766579.html?x=0

    Se la gente è ignorante questi dotta e titolati accademici CHE SAREBBERO?

    Giuseppe

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  52. Caro Sergio,

    almeno la mia suocera appartiene alla nobiltà nera! Preferisce il savoiardo al brianzolo. Pensaci bene, sei ancora in tempo...

    E comunque... che succede se l'inflazione diminuisce? Sarei proprio curioso di sapere "quanto" meglio vede chi non è irretito dalla trimurti piddina. Ma in fondo non è così importante. La riflessione sul senso della democrazia oltrepassa le mie forze e l'ambito di questo blog. Ma il problema è evidentemente lì. Da quando so un po' di economia ho la certezza che i media mi mentono sistematicamente. Mi facevano (ad esempio) molta tenerezza quelli che un paio d'anno fa (se non sbaglio) giravano con la bottiglietta di Amuchina. Ci siamo capiti, no? Poi un mese fa ho sentito l'intervista a un collega medico della d'Annunzio. Avevo ragione io (è una maledizione): la suina era una sòla delle aziende farmaceutiche. E naturalmente il principio era che siccome l'impatto epidemiologico lo si era dovuto valutare in condizioni di emergenza, e lo Stato non aveva soldi da dedicare a questi studi, circa i due terzi degli studi disponibili erano stati finanziati dalle case farmaceutiche... Sempre la stessa storia, lo stesso meccanismo: soldi per la ricerca no, ma per vaccini inutili sì; soldi per lo sviluppo no, ma per le banche decotte e irresponsabili sì; siamo sempre in emergenza, siamo sempre colti di sorpresa, siamo sempre sotto un'epidemia...

    Ma comunque non voglio seminare discordia: si avvicina un periodo nel quale è meglio essere uniti almeno in famiglia! Puoi confermare a tua suocera che almeno per me e Cesaratto il vero problema non era Berlusconi! (Cesaratto è stato anche premiato da Ferrara per averlo detto: sono un po' invidioso).

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  53. Alla distorsione prima e demonizzazione poi del termine inflazione hanno contribuito i media, il quadro politico del cosiddetto "bipolarismo" legittimato a governare dando l' illusione di una contrapposizione  (di blocchi o poli che dir si voglia al suo interno), i sindacati. Per chi ha dato fiducia,  e si riconosce,  in una parte qualsiasi di questo insieme, formante un  "unico" agglomerato (stavo per dire “pensiero unico”), è difficile comunque liberarsene.
    Il termine inflazione nell'accezione comune è normalmente associato a catastrofe, disgrazia, aumento dei prezzi, svalutazione, impoverimento costante, fallimento, qualcosa di comunque, e solo, negativo.
    Non a caso nel linguaggio abituale è considerata  perversa qualsiasi forma di indicizzazione dei redditi fissi ( come se con la concertazione sindacale fossero stati salvaguardati ), così come è stata del tutto cancellata l'altra faccia della medaglia : l'essere, l'inflazione, ( professor Bagnai, per favore, se sbaglio mi corregga) anche uno strumento di riduzione del valore del debito in valuta nazionale, come del resto è avvenuto, in passato , quando lo stato era "libero" di autofinanziarsi con l'emissione di moneta  e come  potrebbe essere anche in futuro se non facesse parte del sistema euro e avesse una propria banca nazionale.  Va da se che, per non perdere competitività, se i redditi da lavoro vengono in qualche modo indicizzati, come del resto avveniva , occorre parallelamente anche una svalutazione della moneta. La riprova mi pare stia nel fatto che, quando lo stato poteva usare questi strumenti, il debito pubblico non è mai esploso, neanche quando sono stati avviati i grandi investimenti ( cioè aumento di spesa pubblica) nel sociale. Il debito pubblico, grazie al comunemente ritenuto “salvatore dei conti pubblici”, scusate il gioco di parole, Carlo Azelio Ciampi, e al “mago” dell'economia, credo anche “maestro” e modello di Romano Prodi, il compianto prof. Beniamino Andreatta, è esploso con l'indipendenza dell' allora Banca d'Italia e ( anche qui professor Bagnai, se sbaglio, per favore mi corregga) quindi, con la rinuncia dello stato italiano ad esercitare la sovranità sulla propria moneta.
    E non a caso un passo essenziale di avvicinamento all'euro è stata l'abolizione del sistema di indicizzazione dei redditi da lavoro. La scala mobile diventò, all'epoca, immediatamente incompatibile con la perdita di sovranità dello stato sulla moneta. Ho vissuto la vicenda direttamente in quanto funzionario di una delle tre organizzazioni sindacali.
    Una parte del sindacato, parallelamente alla  graduale accettazione del "nuovo disegno" da parte del quadro politico, ha subito benedetto la nuova logica e diffuso il messaggio. L'altra parte, non ritenuta ancora legittimata a governare, ha indetto un referendum per il recupero di quanto perduto ( all'epoca quattro punti ) col nuovo sistema e, dopo, si è adeguata.
    Poi, quando le credenziali di legittimazione si sono del tutto evolute, tutto il sindacato ha messo  la faccia ( qualcuno in faccia ha preso pure i bulloni ... ) per abolire anche il nuovo sistema di adeguamento programmato dei salari.
    Fino a pochi anni prima, la contingenza e il punto unico erano dogmi indiscutibili ( uno degli slogan più ricorrenti era stato: "la scala mobile non si tocca").
    Era "il" passo indispensabile per essere ammessi al tavolo  della concertazione ...

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  54. ...del resto: "un'altra vittima della suina: a un pensionato di 90 anni con un tumore al polmone che si è buttato dal quinto piano son state trovate tracce del virus..."

    Siamo andati avanti così per mesi!

    E poi volete che non vi raccontino che svaluteremo del 4000000000% e l'inflazione salirà al 400000000000000000000000%!? E dai, su, se gli fate capire che è così facile, come si fa a non approfittarne!

    Facciamogli capire che è un po' più difficile!

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  55. Quanto al cosa succede se diminuisce l'inflazione :

    aumenta il peso del debito pubblico ? ... o no ?

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  56. Pardon, la domanda era : che succede ai prezzi se l'inflazione diminuisce?
    Il mio tentativo di risposta era adeguato meno di un cavolo a merenda.

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  57. i prezzi aumentano...ma un po' meno (ma devo ammettere che quando ho letto la domanda ho sentito dentro di me la trimurti che suggeriva: diminuiscono! diminuiscono! diminuiscono!)

    ci ho preso?

    p.s. meglio restare anonimi che non si sa mai... :-)

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  58. hahaha forse è vero meglio restare anonimi ma provo a spararne una a caso anche io. Se l'inflazione diminuisce non diminuiscono anche gli stipendi? Ecco ho scoperto la pietra filosofale Monti è un benefattore li ha scollegati dall'inflazione visto?
    :-)

    Giuseppe

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  59. Ci sono più prodotti che soldi per comprarli. I prezzi diminuiscono perché la gente non ha più i soldi per comprarli. Il circolante scarseggia, e la papera non galleggia!
    Conclusione: recessione!

    Oh .... io di formazione sono un fisico, per cui se ho sminchionato, non sparate sul pianista!

    Ciao

    Alex

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  60. Quando ho letto del sondaggio di Sergio, mi son detto: è pazzo!

    Ma dico, porre una domanda simile alla madre del direttore generale?

    Follia!

    Poi però ... un moto di orgoglio Fantozziano...

    Miinchia sono o non sono il maschio di famiglia? (La domanda è retorica e la risposta è SI, non fate gli spiritosi)

    Domani

    - sfodero occhiali con dipinti sopra degli occhi aperti vigili ed interessati,
    - tappi per le orecchie,
    - meccanismo di servoazionamento del movimento craniale (un mio brevetto, detto "del quieto vivere" muove la zucca ogni dieci secondi a simulare il movimento di assenso)...

    .. Yes I can ...

    Vado ad "inflazionare" la suocera!

    Alex

    P.S. Poi però ho bisogno della risposta giusta, altrimenti sono morto davvero, quindi non fate i bastardi e rispondete!

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  62. Il menù della manovra mi è chiaro...ma non il "prezzo" da associare ad ogni portata. Quanto "vale" l'aumento iva? E l'intervento sull'irap? Ecc...
    Qualcuno sa?

    Grazie.

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  63. Caro Sergio,

    ammiro la tua fiducia nel genere umano... se non facesse proporzionalmente aumentare la mia sfiducia! Vedo che fai finta di non capire, e va bene così. Fa parte della polemica, un gioco che io, a differenza di tanti, apprezzo. Spero di riuscire a stare al tuo gioco.

    Ma qual è il senso di quello che ci stai dicendo?

    Ci stai dicendo che agli elettori italiani sono chiare le dinamiche sottostanti alla scelta dell'euro? E che quindi, se fossero stati chiamati a votare, avrebbero "fatto la cosa giusta"? E allora perché non si sono incazzati, quando non sono stati chiamati a votare?

    Sono contento che a te bastino due parole per spiegare errori di un certo tipo (esempio: la confusione fra livelli e variazioni). Ascolta la radio. Sono venti anni che sento dire: "l'inflazione è diminuita, i prezzi sono scesi". Ripeto il mio invito (serio): vieni a dare una mano dove c'è veramente bisogno, cioè all'università! Ti accoglieremo a braccia aperte, e se non ti daremo niente, almeno, a differenza di Monti, non ti toglieremo nemmeno niente! ;)

    Salutami la suocera, spero di conoscerla un giorno.

    Alberto

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  64. ...comunque: qui stiamo divagando. Il post era stato inserito per verificare se ci fosse o meno stato un difetto di informazione, cioè per verificare l'ipotesi del mio amico Aristide che al "popolo" (che sa tutto perché va al mercato, secondo Sergio) fossero state sottaciute certe verità.

    Dalle reazioni, mi sembra che l'ipotesi sia ampiamente verificata.

    Io sono un po' distratto, potevo pensare di non aver sentito certi "warning" sui media italiani semplicemente perché magari stavo pensando ad altro.

    Mi sembra invece di aver capito che non li ho sentiti perché non ci sono stati.

    Adesso è giunto il momento di dedicarci al rovescio della medaglia, cioè ai warning che ci sono stati, ma che non avevano ragione di esistere (tipo: senza euro non potremo competere con la Cina; senza euro diventeremo come l'Argentina...). E anche qui ci sarà di ridere amarissimamente!

    Ma guardiamo il lato positivo: per ora possiamo ancora... fare la spesa!

    ;)

    A.

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  65. A proposito di inflazione...oggi leggevo su un libro di Krugman (eh sì...Bagnai dice "leggete Krugman", Cesaratto dice "leggete Krugman"...e mo' me leggo sto Krugman!) una cosa curiosa sull'inflazione e cioè che può essere una delle leve, in alcuni casi particolari, per rimettere in moto un'economia in recessione. Nel caso specifico, Krugman rifletteva sulla recessione in Giappone, dove altre ricette più "classiche" non avevano dato i risultati sperati.

    Più precisamente, dice Krugman, non è tanto l'inflazione in sé ma una aspettativa d'inflazione che può essere benefica, perchè se una persona si aspetta un aumento dei prezzi può ragionevolmente decidere di anticipare delle spese per difendere il potere d'acquisto del denaro disponibile, rimettendo "in moto" la domanda.

    Una aspettativa d'inflazione...sarà per questo che i signori al governo ci hanno già detto oggi, a dicembre 2011, che l'iva aumenterà a settembre 2012 ??????

    Non solo ci tolgono i soldi...vogliono pure convincerci a spenderli prima...facessero pace con il cervello!

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  66. @Antonino

    Ma parli di quanto costerà a noi, o di quanto incasserà il governo? Sto aspettando di vedere qualche documento tecnico, non ho avuto modo di cercarli sul sito del Tesoro, ma mi sembra che in ogni caso stiamo ancora parlando di un decreto che deve essere convertito, e di un governo tecnico che è tenuto saldamente in pugno (non dico per dove) dalla non-maggioranza precedente.

    Insomma: macinare numeri è una fatica, e non mi sono messo ancora a farla perché alla fine potrebbe anche essere una fatica inutile!

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  68. Visto che sento parlare, che so, di modifiche alla manovra "a parità di saldi", pensavo ci fossero dei numeri più o meno ufficiali sulle varie voci. Ma dalla sua risposta capisco che la cosa è ancora prematura...per cui se ne parlerà quando sarà tutto più chiaro.

    Grazie.

    p.s. giusto per non contravvenire alle buone abitudini del blog, il riferimento a Krugman, nel mio post precedente, si riferisce a P. Krugman, Il ritorno dell'economia della depressione e la crisi del 2008, pagg. 84-86; mentre i riferimenti a Bagnai-Cesaratto sono giocosi e decontestualizzati

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  69. @Sergio Polini

    mentre il prof è via potresti cortesemente dirmi la tua sul professor (di diritto) Domenico Pellegrini Giampietro il ministro delle finanze della repubblica sociale di Salò?

    Leggo che in piena guerra riuscì ad avere un avanzo di 21 mld lire e che sia un caso più unico che raro, si favoleggia quasi sulla sua figura cito dal testo "Salò - Vita e morte della R.S.I." (ediz. 1976)

    "Rahn (ministro dell'economia tedesca) vedeva arrivare Pellegrini-Giampietro come un castigo di Dio. Impallidiva quando vedeva spuntare il ‘neapolitaner’ Pellegrini-Giampietro che veniva a difendere i quattro soldi della R.S.I. in tutti i dialetti del Mezzogiorno e se il plenipotenziario tedesco estraeva i sofismi geopolitici, Pellegrini - che è anche professore - lo ammutoliva con le sue verità scientifiche".

    E' una bufala? in ambito economico il caso è studiato? ha un qualche rilievo? è occultato? o non ha alcuna rilevanza?

    Giusto per curiosità

    Giuseppe

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  72. e' stupefacente che tutto questo imbroglio sia venuto fuori in questi anni in cui fortunatamente esiste il web. se avveniva 20 anni fa.... la fine sarebbe nota.

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  73. Da fresco frequentatore del blog, segnalo un ulteriore "l'aveva detto" che tra l'altro i vari ChicagoBlog e NoiseFromAmerika dovrebbero considerare un nume tutelare (ma che al contrario di loro, di economia capiva).

    Intervista a Milton Friedman da parte di un'emittente radio australiana, 17.7.1998

    RA:
    Thank you very much. Before we sign off, could I just take the opportunity to ask you what you think the prospects are for the attempts in Europe to create a common currency area? Are you optimistic about their success?


    Professor Friedman:
    : I think it's a big gamble and I'm not optimistic. Unfortunately, the Common Market does not have the features that are required for a common currency area. A common currency area is a very good thing under some circumstances, but not necessarily under others. The United States is a common currency area. Australia is also a common currency area. The characteristics that make Australia and the United States favourable for a common currency are that the populations all speak the same language or some approximation to it; there's free movement of people from one part of the country to the other part, so there's considerable mobility; and there's a good deal of flexibility in prices and to some extent in wages. Finally, there's a central government which is large relative to the local state governments so that if some special circumstances affect one part of the country adversely, there will be flows of funds from the centre which will tend to offset that.
    If you look at the situation in the Common Market, it has none of those features. You have countries with people all of whom speak different languages. There's very little mobility of people from one part of the Common Market to another. The local governments are very large compared to the central government in Brussels. Prices and wages are subject to all sorts of restrictions and control.

    The exchange rates between different currencies provided a mechanism for adjusting to shocks and economic events which affected different countries differently. In establishing the common currency area, the Euro, the separate countries are essentially throwing away this adjustment mechanism. What will substitute for it?

    Perhaps they will be lucky. It may be that events, as they turn out in the next 10 or 20 years, will be common to all the countries; there will be no shocks, no economic developments that affect the different parts of the Euro area asymmetrically. In that case, they'll get along fine and perhaps the separate countries will gradually loosen up their arrangements, get rid of some of their restrictions and open up so that they're more adaptable, more flexible.

    On the other hand, the more likely possibility is that there will be asymmetric shocks hitting the different countries. That will mean that the only adjustment mechanism they have to meet that with is fiscal and unemployment: pressure on wages, pressure on prices. They have no way out. With a currency board, there is always the ultimate alternative that you can break the currency board. Hong Kong can dismantle its currency board tomorrow if it wants to. It doesn't want to and I don't think it will. But it could. But with the Euro, there is no escape mechanism.

    Suppose things go badly and Italy is in trouble, how does Italy get out of the Euro system? It no longer has a lira after whatever it is - 2000 or 2001 - so it's a very big gamble. I wish the Euro area well; it will be in the self-interest of Australia and the United States that the Euro area be successful. But I'm very much concerned that there's a lot of uncertainty in prospect.


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  74. Ho trovato altre due Cassandrate: Keynes e Ruffolo:
    Keynes, Le conseguenze economiche di Wiston Churchill, 1932:
    «Se vogliono essere fedeli ai loro principi [l’agganciamento della sterlina al gold standard] le autorità della Banca d’Inghilterra dovranno sfruttare questo margine di tempo per attuare quelli che vengono eufemisticamente chiamati i riassestamenti fondamentali. [...] Che cosa significa, in parole povere? Significa che dobbiamo ridurre i salari monetari e, per loro mezzo, il costo della vita, nella convinzione che quando il processo delle compressioni a catena sarà concluso, i salari reali avranno lo stesso valore, o quasi, che avevano prima. E qual è il processo pratico attraverso cui [...] si consegue questo risultato? Uno solo: aumentando deliberatamente la disoccupazione. [...] Questa è la sana politica che si impone come risultato della sconsiderata decisione di inchiodare la sterlina ad un valore aureo che, calcolato in potere d’acquisto della manodopera inglese, ancora non ha. Ma è una politica da cui ogni essere umano o razionale dovrebbe rifuggire».

    Giorgio Ruffolo, Testa e Croce, 2012:
    "La disciplina aurea comportava una tendenza al ribasso dei prezzi e dei salari, alla restrizione dell'attività economica, all'aumento della disoccupazione. Anche tra gli imprenditori cresceva il malumore e l'insofferenza per una disciplina del cambio che soffocava le possibilità di sviluppo economico"

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    1. A essere pignoli, le cassandrate di Keynes e Ruffolo non equivalgono a dire:
      "l'euro non funzionerà"
      ma più esattamente
      "Quando, a causa dell'adozione di un sistema monetario troppo rigido, si verificano scompensi di fondamentali (in primo luogo il costo del lavoro per unità di prodotto) all'interno di un'area economica, il tentativo di riallinearli mediante riforme, ristrutturazioni, austerità deflattiva è disastroso e destinato a fallire".
      Scusa la pignolata Cesare... le citazioni restano comunque utili & pertinenti. Il tema naturalmente è un tutt'uno: per come è stato concepito, che l'euro funzionasse sarebbe stato un botta di c. (Friedman: "perhaps they will be lucky...") e preso atto che non funziona, le cose si aggiustano solo riformando da cima a fondo il sistema monetario europeo.

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  75. Ottimo post.
    Bastava leggersi il pensiero di Keynes e la sua critica alla teoria classica per capire che i burocrati e gli economisti liberisti della UE, non solo, sono da bocciare, ma hanno procurato un danno generazionale dall'effetto devastante.
    E'appena il caso di aggiungere, che l'unico paese che da questo disastro ne ha tratto vantaggio è stata la germania, che dopo avere scatenato e perso due guerre mondiali, ha determinato, questa guerra economica, questo disastro sociale, che conferma la sua incompatibilità con il mondo.

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  76. Thomas Palley, 1997, un altro che l'aveva detto http://ojs.uniroma1.it/index.php/monetaecredito/article/view/9693/9579

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  77. Leggere oggi questo articolo, più degli altri, è tristemente esaltante, per noi dilettanti dell'economia.

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  78. Tony Thirlwall, Emu is no cure for problems with the balance of payments

    Una traduzione di G.M. si trova qui

    Professor Bagnai, sembra proprio il discorso che fa Lei quando parla di Lira e squilibri tra nord e sud dell'Italia.




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    1. La traduzione di G.M. credo derivi dal fatto che qualche mese fa ho tradotto questo articolo dell'amico Thirlwall, portandolo all'attenzione del pubblico italiano. Con tutto il rispetto, preferisco sia l'italiano che l'economia della mia traduzione, ma come sempre la cosa migliore è non aver bisogno. ;)

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    2. Che abbia pensato di tradurre l'articolo di Thirlwall deriva certamente dal fatto che l'ho trovato segnalato nel blog, in inglese.

      L'ho messo tra quelli interessanti e l'ho poi tradotto perché probabilmente mi sono perso la traduzione già fatta con tanto di note a pie' di pagina. :)

      P.S.
      La data del file conferma che l'ho preso qui .

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  79. Un blog interessante, di costume, si potrebbe definire.
    Un blogger che guarda lontano, col binocolo rovesciato.

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    1. Sarà per quello che ti vedo minuscolo? Torna dopo aver letto le istruzioni per l'uso.

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  80. Mi piace lasciare un commento cinque anni dopo, senza un concreto perchè, giusto per dire che c'è chi rilegge "i classici" (guardando qualche post indietro vedo che lo fa anche l'autore). Sono passati cinque anni e mi pare che le cose siano cinque anni peggio.

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