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martedì 15 maggio 2012

Il ritorno del terrorismo

Come vedete, l'euro sta creando grandi tensioni sociali e internazionali. Quelle tensioni che la teoria economica, per bocca dei suoi massimi esponenti, aveva puntualmente anticipato. Mi piace ad esempio ricordare qui il più volte citato articolo di Martin Feldstein (“EMU and international conflict”, Foreign Affairs, vol. 76, n. 6, novembre/dicembre 1997), laddove dice testualmente: "invece di favorire l’armonia intra-Europea e la pace globale, è molto più probabile che il passaggio all’unione monetaria e l’integrazione politica che ne conseguirà conduca a un aumento dei conflitti all’interno dell’Europa" (p. 61), e aggiunge "un aspetto cruciale dell’Unione Europea in generale e di quella monetaria in particolare è che i paesi membri non hanno un modo legittimo di ritirarsi... L’esperienza americana, con la secessione del Sud, potrebbe offrire qualche lezione sui pericoli di un trattato o di una costituzione che non offre vie di uscita" (p. 72).

Stiamo parlando di un docente di Harvard, con questa produzione scientifica, che ha diretto il National Bureau of Economic Research (altri dettagli li trovate nel post sulla catastrofe annunciata). Astenersi blogger stralunati, questa è scienza, vi piaccia o no. Se non la capite, rimane tale.

Ciò posto, assistiamo in effetti in questi giorni a una escalation di terrorismo. Attenzione però, non voglio parlarvi del terrorismo al quale forse pensate voi. Sì, come ha dimostrato il mio maestro Francesco Carlucci nel suo lavoro "Un discorso statistico sulla violenza politica in Italia", Statistica, 50, N.2, 1990, esiste, come è anche facile immaginare, un legame statistico ben preciso fra la violenza politica, il terrorismo, e le fasi del ciclo economico. La gente diventa violenta quando sta male, e forse lo diventa ancora di più se capisce di essere anche stata presa in giro. Un fenomeno che esiste, che i dati rivelano, e che condanniamo incondizionatamente.

Ma questo terrorismo lo lasciamo da parte, volevo parlarvi di un altro terrorismo, più insidioso, del quale dobbiamo essere consapevoli, per non soccombere ad esso. Sarebbe triste, perché possiamo combatterlo facilmente e senza violenza. Di quale terrorismo voglio parlarvi? Vi faccio un esempio.

Un prestigioso (valutate voi) quotidiano nazionale oggi titola che "il ritorno alla dracma costerebbe 11000 euro all'anno per ogni europeo". Prima di entrare nel merito, cerchiamo di capire di che cifra stiamo parlando. Non è semplice, perché non è semplice capire cosa si intenda per Europa: di Europe oggi ce ne sono tante, tutte fasulle (Unione Europea, Eurozona), tranne una, quella che c'è sempre stata (almeno in tempi storici). Ma supponiamo che trattandosi di euro l'autore dell'articolo, Ettore Livini, intenda riferirsi all'eurozona. Dunque: secondo i World Development Indicators la popolazione dell'eurozona nel 2010 era di 331.675.464 abitanti (diciamo 332 milioni). Se li moltiplichiamo per 11.000 euro, il risultato è 3.648.430.108.771 euro, cioè 3648 miliardi di euro, cioè... cioè, per capirci, una volta e mezzo il Pil della Germania! Per di più "all'anno", senza specificare per quanti anni...

Ehi, amico!? Ma ti rendi conto di cosa stai dicendo? Salvare la Grecia ci costerebbe una volta e mezzo il Pil della Germania? Ma la Germania è grande più di 10 volte la Grecia, in termini di Pil! Da dove salta fuori 'sta moltiplicazione per dieci?

Aspetta, te lo dico in un altro modo, per capirci. Se i cittadini dell'eurozona volessero comprarsi l'intera Grecia, questa costerebbe loro un po' più di 800 euro a testa, da pagarsi in un'unica soluzione. Sì, perché sai, tu sei un giornalista, hai studiato altre cose, ma la Grecia rimane pur sempre un 3% o giù di lì del Pil dell'eurozona. Ma come può venirti in mente che la sua uscita provochi uno sconquasso delle proporzioni che tu dici? Sai, stai parlando di una cosa seria, di una cosa che preoccupa la gente, pensaci, verifica, lo so che vai di fretta (sapessi io), ma ci vorrebbe un po' di responsabilità...

Ma io lo sapevo da dove veniva quel numero. Lo sapevo anche prima di leggere l'articolo, perché, come vi ho più volte detto, sto organizzando un convegno scientifico dal titolo: "The Euro: manage it or leave it! The economics, social and political costs of crisis exit strategies". Sono arrivati tanti lavori, di economisti tedeschi, belgi, irlandesi, spagnoli, portoghesi, greci, italiani, polacchi, cechi, insomma, un po' di tutto, e da organizzatore del convegno devo leggere tutti questi lavori per organizzare le sessioni.

Ora, il lavoro di un collega tedesco molto preparato, Ansgar Belke, si occupa proprio degli scenari di uscita, distinguendo fra uscita di un paese "debole" (come la Grecia) e di un paese "forte" (come la Germania). E leggendolo sono venuto a conoscenza dello studio dell'UBS che Repubblica prende come base della sua incredibile asserzione. Lo studio è qui e potete leggerlo tutti. Cosa dice questo studio? Dice che


"a seceding country would have to expect a cost of EUR9,500 to EUR11,500 per person when seceding from the Euro area." Cioè:

1) il costo verrebbe sostenuto dal paese che esce (la "seceding country"); e

2) nel primo anno ("when seceding").


Quindi non dice, come riporta Repubblica: "Italiani e spagnoli, ha calcolato Ubs un anno fa, pagherebbero tra i 9.500 e gli 11.500 euro a testa all'anno per l'addio all'euro di Atene." No. Quello che UBS dice è che italiani e spagnoli pagherebbero (separatamente) questa somma per il loro eventuale addio all'euro, cioè, rispettivamente per il ritorno alla lira o alla peseta, senza che questo evento coinvolga (o almeno non per un ammontare simile) tutti i cittadini dell'eurozona!

E ancora, ci sono parecchi dettagli da aggiungere.

Il primo è che lo studio UBS in effetti fornisce una stima in termini di Pil: secondo lo studio, la perdita sarebbe fra il 40% e il 50% del Pil per il paese che esce. Ci siamo? Siccome il Pil Italiano è attorno ai 1500 miliardi di euro, e noi siamo circa 60 milioni, a ogni cittadino italiano (non a tutti gli europei), con questa logica, il ritorno alla lira costerebbe fra i 12.500 e i 10.000 euro nel primo anno (con altre "rate" intorno ai 3.000 negli anni immediatamente successivi, ma su questo lo studio non è chiaro).

Con i numeri della Grecia, il costo del ritorno alla dracma sarebbe invece fra i 10.000 e gli 8.000 euro per cittadino greco (non per tutti gli europei). Sono sempre molti, ma non sono 11.000, non sono per tutti i cittadini europei, e sono solo per il primo anno.

La capite, la differenza, no? Quindi chissà perché qualcuno non la capisce...

Poi, c'è un ulteriore dettaglio da aggiungere. Lo studio dichiara che i modelli economici non sono uno strumento utile per effettuare analisi così radicali, e che secondo lui lo scenario più appropriato non sarebbe quello della "rottura" dello SME credibile (la svalutazione del 1992-93, che fu attorno al 20%), ma uno scenario argentino, con svalutazioni attorno al 60%.

Quanto dilettantismo...

Perché, vedete, la logica sottostante alla svalutazione argentina di fine 2001, o a quella italiana di fine 1992, è esattamente identica: cambiano solo i numeri. In entrambi i casi il cambio nominale si svalutò di quanto era necessario per recuperare il differenziale di inflazione cumulato rispetto al paese "core", secondo il modello economico detto della parità relativa del potere d'acquisto, il quale stabilisce appunto che il cambio nominale tende a "recuperare" quello che il differenziale di inflazione ha fatto perdere al paese "satellite" rispetto al paese "nucleo".

Vi faccio un esempio.

Nel 1992 l'Italia aveva mantenuto il cambio sostanzialmente fisso rispetto al marco tedesco per i cinque anni precedenti (il cosiddetto Sme credibile). Nello stesso periodo aveva avuto in media 4 punti di inflazione in più della Germania. Siccome 5x4=20, il cambio nominale dovette svalutarsi del 20% per rendere i prodotti italiani nuovamente competitivi (cioè: la valuta si deprezzò più o meno esattamente di quanto si erano complessivamente "apprezzati" i prodotti italiani rispetto a quelli tedeschi, ovvero di circa il 20%, cioè del 4% all'anno per 5 anni. Ai fini matematici e astrofili dilettanti segnalo che sto facendo un calcolo approssimativo e ne sono consapevole: il 4% all'anno per 5 anni non dà il 20% ma il 21.6%). Tutta la storia è raccontata in dettaglio qui, rispondendo a un altro, ben più illustre, terrorista (che, non a caso, è anche uno di quelli che "la moneta si crea col mouse"... Ma dove si compra 'sto mouse?).


Nel 2001 in Argentina la svalutazione fu ben più importante: toccò addirittura il 200%. Ma un motivo c'era, ed è molto semplice: il differenziale di inflazione cumulato rispetto agli Usa nel decennio durante il quale il cambio col dollaro era stato fisso (un peso=un dollaro) era molto più importante. I dati, tratti dalle International Financial Statistics, sono qui, così come li presento, nella loro verità, ai miei studenti (mi hanno anche rimproverato questo, alcuni stralunati commentatori: non ci crederete, ma in privato mi hanno scritto che devo stare attento a dire la verità sul blog, perché i miei studenti potrebbero leggerlo!):


Eh sì, l'Argentina era entrata nella dollarizzazione con una signora inflazione (172%), che non si era annullata subito, ma dopo cinque anni (trasformandosi in deflazione prima della crisi: vedete, dal 1999 i prezzi stavano diminuendo dell'1% all'anno, il sogno di ogni banchiere centrale...).

Anche qui, a spanna, l'Argentina aveva cumulato 221 punti di inflazione durante la dollarizzazione, e sottraendo i 31 punti cumulati dagli Usa si arriva a 190 punti. La svalutazione del 2001 fu di quell'ordine di grandezza:


Ecco, vedete? Il cambio, e, passò da 1 peso a 3.32 pesos per dollaro: una svalutazione del 232% che però era esagerata rispetto all'assetto dei fondamentali (che implicavano una svalutazione di circa il 190%), e infatti l'anno successivo (nel 2003) il peso si rivalutò (da 3.32 a 2.91 peso per dollaro), portandosi in linea coi fondamentali. I quali, se si chiamano fondamentali, un motivo ci sarà. Che ci possa essere un overshooting nell'aggiustamento del tasso di cambio è cosa nota: Dornbusch ci avrebbe preso il Nobel per avercelo spiegato, se non fosse morto prima. Ma alla fine, placata l'isteria dei mercati, i fondamentali regnano, come la letteratura scientifica più recente ci insegna. E questo si verifica anche perché sappiamo che i mercati credono a certi modelli e li usano per le loro previsioni. Quindi l'economia va dove i modelli dicono che andrà perché chi ha il potere di mercato per condizionarla ce la porta, dato che crede a quei modelli. E questo i professionisti lo sanno e lo dicono. Ripeto: la teoria secondo la quale il cambio nominale tende a "recuperare" il differenziale di inflazione cumulato si chiama teoria della parità relativa dei poteri d'acquisto ed è sostanzialmente verificata dai dati. In ogni caso, è ad essa che fanno riferimento i forecaster ed è su quella formano le loro aspettative, come ci ricordano gli esperti del Fondo Monetario Internazionale.

Già che ci siamo, osservate un'altra cosa. Voi sapete che i nostri amici piddini in questo caso dicono: "ma la svalutazione avrà generato altrettanta inflazione e quindi non ci saranno stati benefici sul commercio e sulla bilancia dei pagamenti". Ma noi sappiamo già che questo non è mai vero, e siccome non lo è mai, non lo è nemmeno nel caso dell'Argentina. A fronte di una svalutazione del 230%, l'inflazione fu del 26% (25.87%), poi scemò rapidamente (13% l'anno successivo, 4% l'anno ancora dopo), mentre il cambio si stabilizzava attorno a 3 pesos per dollaro. E quindi, siccome i benefici della svalutazione non furono, come non sono mai, annullati dall'inflazione, il saldo estero (CA) migliorò di dieci punti, dal -1% al +9%.


Cosa succederebbe a noi se uscissimo? Semplice: quello che è sempre successo perché i mercati si aspettano che succeda. Dal 1993 al 2010 abbiamo accumulato un differenziale di inflazione di circa 18 punti rispetto alla Germania. La svalutazione che ci attende sarebbe quindi di circa il 20%. Certo, all'inizio ci sarebbero fluttuazioni enormi, magari in un certo quarto d'ora di un certo giorno si potrebbe anche arrivare al 100%. Ma i mercati una lira svalutata del 100% se la comprerebbero subito, perché saprebbero che necessariamente si dovrebbe apprezzare, fino a tornare in linea con i fondamentali. E infatti, se ci fate caso, molti studi, citati via via in questo blog, danno per noi una svalutazione attesa fra il 20% e il 30% in caso di uscita dall'euro.

Sono studi seri, e ora sapete da dove esce quel numero.
Dice: ma UBS spara che la svalutazione sarà il doppio, che arriverà al 60%! E io vi rispondo, per esperienza diretta, che gli studi che queste grandi banche fanno vedere a voi sono molto diversi da quelli che si tengono per loro. E se non credete a me, credete allo studio del Fondo Monetario che ho citato sopra. Ci possono essere mille e un motivo per i quali una grande banca, in un certo giorno, vuole terrorizzare il mercato. Del resto, forse questo vale anche per i giornalisti, no?

Quindi, riassumendo:

1) 11.000 euro a testa per cittadino europeo una bella fava: in realtà, se la Grecia uscisse lo studio UBS dice che i greci (e non gli europei) pagherebbero fra gli 8000 e i 10.000 euro (e questa la dice lunga su come si fa informazione da noi);


2) che poi forse sarebbero quasi la metà, visto che lo scenario "argentino" del quale favoleggia UBS non è supportato dalla teoria della parità relativa dei poteri d'acquisto, che è quella che i mercati usano per fare le previsioni che usano (che non sono quelle che raccontano a voi).


Perché chi fa informazione si comporta con tanta leggerezza (si può dire leggerezza senza offendere nessuno)? Massimo, hai un'opinione? Vuoi chiederlo all'ex-direttore che tu conosci, al nostro editorialista di riferimento? Vuoi chiedere se gli sembra eticamente corretto agire in questo modo in un momento simile? Poi vieni a dirci cosa ti ha risposto, siamo curiosi di saperlo.

Dal canto mio, per una volta voglio astenermi da giudizi, voglio fare il Ponzio Pilato: "Quem vultis dimittam vobis: Livini an Feldstein, qui dicitur Martin?"



I chiodi li porto io.



Attenzione: non sto dicendo che uscire dall'euro sarà una passeggiata. Sto dicendo che c'è chi fornisce cifre assurde, tra l'altro omettendo regolarmente di scontare da queste cifre il costo della permanenza nell'euro. La gente sta morendo, anzi, peggio: si sta ammazzando.

Chi fornisce certe informazioni forse è in buona fede, ma magari, chissà, a modo suo lo sarà stato anche Curcio. Io, purtroppo, da maestrino quale sono devo giudicare dai risultati, alle intenzioni ci pensa Pesce. In questo momento temo sia lievemente imperdonabile fornire un quadro così drammaticamente distorto. Influenzare le aspettative in questo senso non può che concorrere, come ognuno vede, a rendere inutilmente e drammaticamente più pesante il costo di quello che tanto deve succedere. Perché prendersi una responsabilità simile?

Vedremo una smentita?

112 commenti:

  1. si un'opinione ce l'ho. la desumo dal mio caso. si chiama incompetenza. per superarla tocca studiare. che purtroppo non è più, posto che lo sia mai stato, il nostro mestiere. Infatti una volta i giornalisti facevano domande, mica sempre quelle giuste ovviamente non davano risposte. se avessi un giornale, come diceva Missiroli quando dirigeva il Corsera, organizzerei subito una bella intervista fatta da Ettore Livini, cui comunque girerò il link di questo post, a te o viceversa, che forse sarebbe anche più interessante. Ma siccome sono qui a seguire questo blog, tautologicamente, non avrò mai un giornale. Però imparo.

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    1. Ecco, bravo, mi ci manca pure una querela. Ma voi siete dei, siete intoccabili, guai a chi vi tocca, perfino quando D'Alema stava relativamente poco antipatico a tutti l'unica cosa che gli si rimproverava era il delitto di lesa maestà giornalistica... Allora devo veramente candidarmi, per opporre l'immunità parlamentare agli attacchi del Moloch... Io sono pronto a intervistare chiunque, mi porto una bella corona di spine e poi vedrai come mi faccio rispondere...

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  2. L'abbandono dell'Euro da parte della Grecia come costo su di noi sarebbe in proporzione (12,5%) della nostra partecipazione alla BCE in relazione ai saldi target2 dell'eventuale default che la Bank of Greece dichiarasse nei confronti dell'Eurosistema.

    Sempre contando che i collaterali legati a titoli di stato greci o garantiti dallo stato greco in mano ad altri operatori possano essere sostituiti da collaterali sani.

    Credo che i prestiti dell'eurosistema e il LTRO siano passati tutti da target2 (sto andando a memoria ora, magari mi sbaglio), nel caso negativo andrebbero sommati quelli, sempre in proporzione alla parte che andrebbe in default.

    Questo a mio modesto (veramente modesto) avviso è il costo diretto che ci toccherebbe sostenere e solo se la BCE non decidesse di monetizzare, per la gioia di istwine, la perdita sul sistema target2 (una svalutazione, cioè un costo che va in dare può sempre essere compensato da un debito che va in avere, le meraviglie della partita doppia! No, non lo voglio insegnare a te Alberto, figurati, di questi tempi è meglio essere precisi).

    Poi tutto il resto si entra nel campo dell'imponderabile, non conosco le esposizioni dirette delle altre banche dell'eurozona verso quelle greche e come verranno gestite, ma le tue osservazioni sono estremamente coerenti e, in fondo, anche tranquillizzanti (e sai che lo dico a malincuore da europeista convinto).

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    1. E il ritorno del target2. Ma lo studio di UBS lo hai letto? E perché mi confondi €ista con europeista?

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    2. Ci sto dando un'occhio , ma dubito sia molto diverso da quelli che giravano per le banche inglesi qualche mese fa (ce ne era uno di Barclays, se vuole glielo cerco).

      Target2 la Vendetta, non è colpa mia, ci siamo sbranat... ahemmm pacificamente confrontati io e istwine in separata sede ma sa, lui è un giovane affascinato dalla liquidità per tutti, io sono un vecchio bancario che ragionava ancora in termini di collaterali che garantivano, riserve obbligatorie non mobilizzabili come ora ed in generale un concetto di rischio anni 70-80, e per questo ho in fondo dovuto cambiare lavoro (e non sto scherzando, un giorno se mai ci incontrassimo al bar di Bagnacavallo, le racconterò).

      Io sono europeista senza la € a tutti i costi, sa mio babbo ci lascio la milza per una scheggia di shrapnel sui monti dell'Epiro quando le reni alla Grecia le dovevamo rompere noi. Son cose che insegnano.

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    3. Proprio così, Alessandro : ma lo studio lo hai letto ? e quando lo hai letto ? oh ragazzi se i link che metto nei commenti non li legge nessuno allora ... ... ... forse dovrei cercare di fare un link attivo che rimanda direttamente alla pagina web perchè, a quanto pare, il copia e incolla non incontra il vostro favore. Quello era anche il mio primo commento scritto col sudore della fronte, e lacrime e sangue ... .. . (se qualcuno si sente in colpa il commento, da anonimo ma firmato, era al post La filosofia del piddino)

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  3. Professore,
    anche a me sembrava un po' caruccia la Grecia... e se ci sono arrivata io che la cifra era inverosimile, pur non sapendo da dove avessero preso quei numeri, concordo con lei che non può essere ignoranza. Però non mi pare un ritorno, a me sembra che il terrorismo nell'informazione non sia mai mancato.

    Non so se i dati e i miei conti sono giusti, ma sul sito Treccani scrivono:
    "la crisi si sarebbe potuta risolvere in poche settimane. Il debito totale greco pesava infatti sul Pil europeo per un misero 3% e la somma inizialmente necessaria per mettere in sicurezza la Grecia sarebbe stata di soli 40 miliardi di euro"

    40 miliardi : 330 milioni di abitanti in Europa = 122 € a testa circa
    TUTTO QUESTO CASINO, SUICIDI, BAMBINI ABBANDONATI, DISOCCUPATI, FAME ecc. x 120 € ?!???

    Potevamo cavarcela con 120 € e invece solo uscirne ci costerà una decina di migliaia di €, senza contare quelli che stiamo spendendo per un salvataggio impossibile?

    Quest'altro documento, ammesso che sia corretto, invece dice quanto è costato a ogni paese salvare l'euro:
    http://it.finance.yahoo.com/blog/linkiesta/quanto-hanno-speso-gli-stati-per-salvare-l-114719086.html
    Non ho fatto la somma, ma, siccome l'euro non è affatto salvo, a cosa serviti quei soldi? Quanti ce ne vorranno ancora? E se non si salva dobbiamo aggiungere le cifre che ci ha detto per uscirne... ma dove e a chi finiscono tutti questi soldi?

    Come possono farci tutto questo?

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    1. Per salvare l'euro bisogna dare soldi alle banche. Per uscire dall'euro bisogna dividere i costi con le banche.

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  4. A me fa sempre un certo effetto rileggere PA Volcker che attende il “ritorno” di un Bill Taylor (http://group30.org/images/PDF/ReportPDFs/GRP30_WTML13_Volcker_FNLlo.pdf) e nel vedere il “pentimento” di A Greenspam al Congresso USA nel 2008 (http://www.youtube.com/watch?v=txw4GvEFGWs).

    Ma noi abbiamo, parallelamente e €uropeisticamente, un J Wiedmann (Buba) (http://mobile.businessweek.com/articles/2012-04-25/austeritys-advocate-a-date-with-dr-dot-nein) che deve affrontare il rischio sistemico del leverage di Deutsche bank (http://vlab.stern.nyu.edu/analysis/RISK.WORLDFIN-MR.GMES# ), ma, sopratutto, Taunus Corp.
    (http://www.bloomberg.com/news/2011-11-21/johnson-deutsche-bank-could-transfer-contagion.html).

    "La propaganda è come l'arte, non ha bisogno della verità", Herr Doktor J Goebbels.

    That's all, folks!

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    1. Ma la menzogna aiuta, come questo post dimostra.

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  5. Buongiorno professore e buongiorno a tutti! Anzitutto, Le rivolgo dei sentiti ringraziamenti perché questo blog apre la mente. Volevo farLe una domanda: vedo dai dati del Fmi, che Lei invita sempre a consultare, che il saldo delle partite correnti italiano è stato positivo fino al 1999, seppur decrescente dal 1996. Quindi, il differenziale di inflazione accumulato dall'Italia nel periodo 1993-1999 non era stato ancora tale da mandare in deficit le partite correnti. E' proprio una "lieve imprecisione" se io dicessi che magari potrebbe essere sufficiente persino una svalutazione inferiore al 20% perché basterebbe recuperare il differenziale di inflazione accumulato dal 1999? La ringrazio ancora per il Suo lavoro di divulgazione basato sui dati e sulle fonti!

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    1. Due riflessioni: non è immediatamente evidente quale ipotetico punto di equilibrio prendere come riferimento per questo esercizio. Io credo che nella mente di molti il 1993 (ultimo "riallineamento") o il 1996 (ingresso nella banda stretta) siano i più naturali, ma in realtà non esistono argomenti cogenti che consentano di individuarli come "punti di equilibrio". Come vedi, i vari studi (Nomura, ecc.) danno valori intorno al 20%-30%, il che, per chi conosce la logica usata, segnala che prendono come riferimento l'ultimo riallineamento (1993).

      Va anche precisato che ovviamente si andrebbe a un sistema di target zones, e che quindi non si tratterebbe di una svalutazione "one shot" fatta per poi mantenere il cambio fisso. Il valore fornito quindi è quello della parità attorno alla quale graviterebbe il nuovo cambio, con oscillazioni verosimilmente anche grandi all'inizio.

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  6. segnalo, nel filone del terrorismo giornalistico questo articolo sul corriere http://www.corriere.it/economia/12_maggio_16/mutui-titoli-cosa-succede-se-si-lascia-l-euro_772e5cea-9f1d-11e1-b258-f2fcbb76be58.shtml

    cordialità

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    1. Grazie, meriterà un commento approfondito perché è un elenco di lievi imprecisioni, facilmente verificabili nella ricostruzione storica. Nel caso in questione quindi certamente non si può parlare di buona fede. Occorrerebbe valutare se comunicazioni di questo genere integrino gli estremi del "procurato allarme". Ma io non sono competente in materia.

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    2. Gentile Professore,
      sono arrivato al Suo blog in maniera casuale e quindi oggi mi sento fortunato. Mi sono imbattuto anch'io nell'articolo del corriere che cita Andrea e mi sento un po' vittima del terrorismo informativo che ci martella. Sto provando a chiedere un mutuo (30 anni) per l'acquisto della prima casa e l'importo della rata mensile che mi hanno calcolato già ora comporterà importanti sacrifici alla mia famiglia. Mi piacerebbe se trattasse in maniera approfondita (come al Suo solito) anche l'argomento mutui e tassi, nello scenario di fuoriuscita dall'eurozona del nostro paese. Anche a me (a sensazione) non torna il discorso descritto nell'articolo del corriere, infatti la casa la comprerò... speriamo. Grazie

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    3. Lo farò, anche se vi pregherei di non farmi fare il guru della finanza, ruolo già occupato da personaggi sufficientemente folcloristici perché sia superfluo nominarli. Intanto, uno scenario di buon senso prevederebbe che il suo mutuo venisse convertito nella nuova unità di conto (salvo nel caso improbabile che lo contraesse con una banca estera). Quindi la svalutazione sarebbe neutra rispetto al suo contratto. Circa l'andamento dei tassi, la valutazione è più complessa. Nel 1992 sono scesi dopo la svalutazione, anziché saliti, come dicono gli amiconi del Corriere. Nel caso che ci aspetta bisogna appunto parlarne accuratamente, e mi ripropongo di farlo.

      Segnalo nel suo intervento soprattutto una cosa: il terrorismo raggiunge subito l'effetto molto inopportuno di bloccare l'economia. Lei ha coraggio, e compra, ma quanti si astengono, o portano i soldi all'estero? Chi lo presenta il conto di questi danni?

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  7. Proprio ieri sera pensavo a lei e alle sparate dei giornalisti. Mentre riempivo la lavastoviglie avevo sottofondo Maurizio Crozza a Ballarò (l’unico momento della trasmissione che seguo). Ad un certo punto mi ero perso nel mio cervello e mi risveglio sentendo una certa Fiorella Kostoris (scusi l’ignoranza ma io la conosco solo come moglie del fu Padoa Schioppa) che sparava parole a caso del tipo: “se l’Italia esce dall’Euro svalutazione di circa il 40%, iperinflazione, i costi del debito pubblico aumentano, ecc. ecc.”. Una tragedia insomma. Poi Floris mostrava uno dei suoi soliti cartelli con le stesse affermazioni della Kostoris però la svalutazione la dava al 60-70%. Io che sono lettore di questo blog, ho imparato per sommi capi la teoria della parità relativa dei poteri di acquisto e i tassi di cambio bilaterali. Ma immagino la casalinga di Voghera, che si crede comunista e guarda Ballarò che idea si può fare? Nella trasmissione televisiva non c’è neanche il buon senso di citare una fonte, che so un working paper di qualche Boldrin di questi o il FMI o l’OCSE. Niente. Cifre sparate a caso. E come dice lei non si parla mai dei costi della permanenza nell’UME. Per fortuna poi ho finito di riempire la lavastoviglie e con le mani asciutte ho potuto finalmente spegnere la tv. L’idea che mi sono fatto è ormai tragica. Gli intellettuali vicini alle “masse” come lei (per dirla alla Gramsci) sono rimasti davvero pochi e ovviamente non scrivono sul Manifesto e non si vedono in tv. La “cultura delle masse” ormai è affidata all’improvvisazione accademica e politica che appare in tv e nei giornali del potere. Nei posti di lavoro ormai non ci va più nessuno. Almeno una volta i politici andavano a cercare voti in fabbrica. A proposito la aspetto a parlare di economia davanti a qualche sito produttivo.

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  8. Non capisco una cosa: perché cominci a contare dal 1993? io lo avevo fatto dal 2002, ingresso nell'euro, e mi era venuta una svalutazione così piacevolmente contenuta...

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    1. Vedi sopra. Comunque 20% è già successo. Sei ancora vivo, no? O vuoi dirmi che sei un ventenne?

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    2. Letto sopra. E sì, già esistevo all'epoca della Grande Svalutazione (competitiva? Devo sentirmi in colpa?)

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  9. c'è una cosa che però non capisco (probabilmente non essendo un economista), ed è la frase: "Quindi l'economia va dove i modelli dicono che andrà perché chi ha il potere di mercato per condizionarla ce la porta, dato che crede a quei modelli."

    Ma allora i modelli economici descrivono delle dinamiche o le suggeriscono? o entrambe le cose?

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    1. Un modello è una rappresentazione di una realtà. Il modellino di un F-16 rappresenta la realtà F-16. Il modellino di un'economia rappresenta la realtà economia. Il modellino di un F-16 ti suggerisce che un F-16 ha le ali, quindi se ti chiedono cos'è un F-16 rispondi: un aereo. Il modello: teoria della parità relativa dei poteri d'acquisto ti dice che nel lungo periodo il tasso di crescita del tasso di cambio reale ha media nulla, quindi se ti dicono "c'è stato un differenziale di inflazione cumulato di 10" tu dici "allora si svaluterà di 10". Se tu sei tu, cioè uno che come me non conta nulla (infatti non abbiamo F16 a nostra disposizione), la cosa ha poca importanza. Ma noi sappiamo che questa risposta se la danno i centri studi delle grandi banche e la incorporano (verosimilmente) nei loro fottuti software, e allora vedi che la cosa è diversa.

      Io non ho capito la domanda, ma tu hai capito la risposta?

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    2. Provo a spiegarti, con una modalità diversa rispetto a come ha fatto Bagnai, ciò che ho compreso io. Se è il caso (se ho capito poco o una mazza) Bagnai ammenderà o casserà il mio commento, com'è giusto che sia. Se la mia compresione è esatta stiamo dicendo la stessa cosa.

      Un modello decente ha una base empirica (cioè, sarà costruito anche partendo dai dati, frutto di osservazioni) e quindi ha una valenza descrittiva (descrive ciò che è accaduto) e, solitamente, anche predittiva (prevede ciò che accadrà).

      Però i modelli economici assumono anche un potere normativo (cioè stabiliscono una norma, una regola - ti dicono come devi comportarti se vuoi ottenere certi risultati), se sono ritenuti validi dagli attori economici di maggior peso (leggi: quelli che muovono più quattrini).

      Non sono come i modelli di altre scienze, per esempio modelli di atomi, cellule, stelle o galassie - "soggetti" che continueranno a "comportarsi" come pare a loro, nella totale ignoranza di ciò che prevedono i rispettivi modelli, giusti o sbagliati che siano.

      In campo economico la capacità predittiva di un modello ha essa stessa un valore economico (per esempio, permette di guadagnare o di non perdere troppo) per gli attori sociali di cui il modello stesso tratta. Dal punto di vista del singolo attore il modello risponde alla domanda "come si comporteranno gli altri?" e ciò, soprattutto per un giocatore d'azzardo... pardon, un investitore a breve termine, ha un grande valore. C'è quindi un effetto di retroazione: il modello è costruito sul comportamento passato degli attori sociali, i quali, se ritengono il modello attendebile, faranno previsioni sul futuro tramite, e quindi adegueranno il proprio comportamento a ciò che prevede (effetto normativo), il modello. Un po' come una "profezia che si autoavvera".

      Ciò detto, per rispondere sinteticamente alla tua domanda: la seconda che hai detto (entrambe le cose - capacità descrittiva/predittiva e potere normativo).

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    3. vi ringrazio entrambi ora ho il concetto un pò più chiaro (spero), se le banche si fidano di un dato modello e lo applicano forniscono ulteriori dati empirici che ne dimostrano la validità, e la sua correttezza viene così confermata.

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  10. Altri articoli di giornale riportano fantomatici "studi riservati" del FMI secondo cui il costo di Grexit sarebbe di 100bln Euro (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-16/grexit-tabu-063536.shtml?uuid=AbC36EdF).

    Secondo me queste cifre vengono tirate fuori solo perchè "suonano bene" e si incuneano facilmente nella testa dello spettatore medio dei TG delle 20 ("mille miliardi, MILLE MILIARDI"!! ooh, che paura...). Penso che ci siano fior di studi di psicologia che dimostrano che la persona media ha difficoltà a ricordare numeri alti e con tante cifre diverse: perciò meglio usare cifre tonde.

    Più o meno lo stesso vale per i discorsi che i politici tedeschi fanno sulla loro inflazione interna che potrbbe arrivare al "5 o del 10%" (http://vocidallagermania.blogspot.it/2012/05/il-ritorno-dellinflazione-al-5-o-10.html). Ma dico: il 5 0 il 10%?! Mica sono la stessa cosa! Per la precisione il 10% è il doppio del 5% che a sua volta è più del doppio del tasso di inflazione corrente tedesco (intorno al 2%).

    Ad ogni buon conto, riporto di seguito un link con altre stime che girano fra gli operatori e che mi sembrano più realistiche (ed anche più efficaci nel senso estrapolativo spiegato dal Prof. nel suo articolo: http://ftalphaville.ft.com/blog/2012/05/15/1000891/your-handy-one-table-guide-to-the-cost-of-grexit/)

    Effettivamente lo studio UBS mi sembra un po' raffazzonato e non prende in considerazione i saldi Target2, che invece mi sembrano rilevanti, ma la materia è davvero esoterica e non ci capisco nulla. Ci spiega prof. se, cosa e come c'entra Target2 con l'uscita della Grecia dall'euro (o ci dice dove informarci)?

    Grazie mille per il suo prezioso lavoro!

    Michele (il tacchino induttivista)

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  11. Personalmente, Professore, tendo a credere più all'errore colposo (colpa grave) che al dolo, su questa come su tante altre questioni. Forse perchè sono io stesso un campione di errori in buona fede. Non che questa sia necessariamente una giustificazione. Come disse qualcuno "È stato peggio di un crimine, è stato un errore!".

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    1. Perdonami, qua sotto FrancescoA ti ha risposto. Non è una teoria del complotto. Sono affermazioni rilasciate pubblicamente, come quella di Attali nel post precedente. Ti lascio fare una riflessione sulla democrazia.

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    2. Grazie Professore, ma mi riferivo strettamente all'articolo del giornalista Livini, non al quadro più generale. So bene che le teorie del complotto qui non hanno albergo, se cercassi complotti traslocherei tra gli sciachimisti. Credo che il giornalista in questione sia vittima più che altro della sua crassa superficialità, ma può ben darsi che certi "errori" siano indotti dalla volontà di aderire alla linea più generale della testata (va, però, dato atto a Repubblica di ospitare anche gli articoli di Krugman sull'uscita dall'euro come rimedio alla crisi). Che siamo in una situazione di deficit di democrazia è fuor di dubbio. Grazie.

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  12. La citazione di Prodi:

    “I am sure the Euro will oblige us to introduce a new set of economic policy instruments. It is politically impossible to propose that now. But some day there will be a crisis and new instruments will be created.” Romano Prodi, EU Commission President, December 2001.

    dimostra quanto fosse in malafede...

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    1. Sono tratte da un'intervista apparsa sul Financial Times del 4 dicembre 2001. Ti ringrazio di avermele ricordate. Sono la conferma che il paternalismo di Aristide era in effetti l'interpretazione corretta di quanto sta accadendo. Non si può giocare con i popoli con una simile incoscienza.

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    2. La citazione sta nello studio dell'UBS.

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    3. Sì, ma loro non ti dicono da dove viene (come del resto non ti dicono da dove vengono i loro fantasiosi dati). Da dove viene te lo dico io: dal Financial Times del 4 dicembre 2011.

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    4. Sapevo che lei fosse piu' avanti!
      Cercando l'intervista, che non riesco a recuperare, ho trovato un elenco di citazioni interessanti:

      http://www.liebreich.com/LDC/HTML/Europe/08-Euro.html

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    5. Sì sì, è proprio la "lungimiranza" di cui parlava il tal politicante giovanilista sinistro poco tempo fa su queste pagine. Nel suo piccolo anche Calderoli era stato "lungimirante" con il porcellum: facciamo una porcata, così saremo obbligati a rimediare. E quanta "vera lungimiranza" mostrano molti ricercatori nello scrivere paperi fallati, che garantiscono la possibilità per anni di scrivere paperi correttivi.

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  13. Ciao prof, incollo un commento ad un articolo che parlava di un topic simile che ho trovato in giro:

    "uscire si può e, se così stanno le cose (come stanno), si dovrà anche. Vorrei però che si valutasse con freddezza la situazione, altrimenti anche noi crediamo a soluzioni solo monetarie o finanziarie, ecc. Tornando alla lira ci daranno, se va bene, mille lire per euro (e ci credo già poco); le 2000 le si scordi. Inoltre, in mancanza di un qualsiasi controllo, chi potrà aumenterà i prezzi (operazione già riuscita con l’entrata nell’euro, basta ripetere il giochetto, cosa facile per chi non è salariato o pensionato). Inoltre, siamo in piena crisi reale (e non semplicemente finanziaria, di borsa, ecc.). Allora, si cercherà come in passato di recuperare competitività (data l’apertura della nostra economia al “resto del mondo”) con la svalutazione della lira; altra lievitazione dei prezzi (per importazioni e in specie per i carburanti, che sono importanti per i costi di trasporto, ecc. ecc.). L’impoverimento secco è garantito. Occorre quindi un Governo di vera emergenza nazionale, di piena sovranità del paese, con il coraggio di una minima autarchia (non so come la si potrebbe attuare, ma se non si pensa pure a qualche possibilità in tal senso e si resta completamente aperti all’estero, i guai saranno assicurati). In definitiva, tutto è legato sempre al solito problema: esiste un gruppo nazionale dotato della forza (anche delle armi, non stiamo tanto ad illuderci di “passeggiate per i campi Elisi”) in grado di imporre la nostra piena sovranità? E possiamo farlo se adesso sta avvenendo in Europa uno spostamento “a sinistra”; e in Italia come negli altri paesi? Rispondiamo prima di tutto a queste domande. Tradimento di Berlusconi, dissoluzione del centro-destra (del resto indecente, sia chiaro), normalizzazione della Lega (con i suoi elementi più filoamericani al comando), indebolimento di contatti ad est, quasi tracollo ormai delle imprese di settori “di punta”. La risoluzione sta semplicemente nell’uscita dall’euro? C’è bisogno di una rivoluzione politica, ma non quella di chi crede all’agitazione scomposta delle “masse”. E quali altre possibilità ci sono? Di ululare contro la Germania? Di essere ottimisti perché Hollande assicura che rivedrà la politica verso la UE? Di avere in Italia un bel governo che rinverdisca gli allori di quello D’Alema di ben triste memoria? Scusatemi, la vedo nerissima."

    Ora, al di la' delle analisi da Paperoga tipo (ci danno al massimo 1000 lire), alcuni dei punti toccati dal tipo non mi sembrano poi fuori dal mondo. La domanda è semplice: se la gestione di questa eventuale situazione "post euro" la faranno le stesse facce che ci hanno portato dentro questa assurdità, come potrebbe cambiare la situazione? Mica possiamo pensare che chi ha avuto interessi nel creare questo caos, ed ha lavorato alacremente per la distruzione dello stato sociale nell'europa possa tornare in letargo dopo un'eventuale crollo dell'Euro...La mia "paura" è che si qua si corre il rischio di sorbirci i costi dell'uscita, e di dare la situazione in mano a dei deficienti patentati che poi non riescano a sfruttare le opportunità della "recrescita", dando un ultimo colpo mortale alla nostra ex-potenza delle banane. E vista la quantità di (dis)informazione che c'è in giro, onestamente anche io la vedo nerissima....

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    1. L'ho visto anch'io, su CDC. Tipicamente certi lettori se gli parli del dato tecnico, vogliono quello politico, se gli parli del dato politico, vogliono quello tecnico, se gli parli di entrambi, dicono che l'articolo è lungo. Posso evitare di dire ogni volta quello che è OVVIO, cioè che questa classe politica se ne deve andare e che è necessario nazionalizzare molte banche, separare quelle d'affari da quelle commerciali ecc. ecc. Cioè: mi sta venendo una tendinite: posso evitare DI DIRE E RIDIRE SEMPRE L'OVVIO! Non parlo per te, Fabiuccio, che mi segui da un po', ma per gli altri CDC-like... Lo so che uscire dall'euro non basta. Sembra strano, perché sono un accademico fuori dal mondo, ma LO SO.

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  14. Buongiorno professore,
    leggo con piacere il suo blog e in particolare quest'ultimo post. Sarebbe interessante applicare la parità relativa del potere d'acquisto al caso Grecia, per capire quale potrebbe essere il fair value delle eventuali nuove dracme sull'euro. Ho provato a far da me, ma non sono riuscito a risalire ad una data con una svalutazione della dracma (contro marco): in pratica all'anno da cui far partire l'analisi. Mi da una mano?

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    1. È una domanda molto intelligente e rispondere non è semplicissimo. Per gli altri paesi si può prendere come riferimento il 1993 (l'anno successivo al riallineamento "catastrofico"), o il 1997 (anno in cui tutte le valute rientrarono nella banda ristretta). La dracma ha seguito un percorso diverso. Forse, basandoti su questo, potresti prendere come riferimento il 2000. Ma la domanda è più profonda, perché il problema non è legislativo, ma economico, ovvero: è esistita in passato una posizione che i mercati hanno percepito come di "equilibrio" e verso la quale si aspetterebbero che la "dracma" torni?

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    2. Ha perfettamente colto nel segno, anche perché (con dati banca mondiale) trovo circa 25 punti cumulati di differenziale di inflazione tra Germania e Grecia: non mi sembra un fair value per l'eventuale dracma una svalutazione di soli 25 punti percentuali.

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    3. Però non mi dici da dove. Il differenziale di inflazione fra Grecia e Germania è il doppio di quello dell'Italia, quindi a parità di periodo mi aspetterei qualcosa intorno al 30-40%, ma se non precisi l'arco temporale parliamo del nulla. Ci sono approcci che cercano di determinare il tasso di cambio di equilibrio, ma si va molto sul tecnico. Il vantaggio della RPPP è che è "relativa", quindi, come dire, l'equilibrio in qualche modo mobile (in termini di "livelli" del cambio).

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    4. Come riferimento per i 25 punti percentuali ho preso il 2000

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  15. Buongiorno prof.
    Devo dire che il terrorismo giornalistico è diventato una moda diffusa anche nella piccola provincia. Questa è la prima pagina del "GIORNALE DI BRESCIA" del 11 Maggio 2012, articolo in colonna a sinistra dal titolo "ATENE, IL DRAMMA DI UN RITORNO ALLA DRACMA".

    http://www.giornaledibrescia.it/polopoly_fs/1.1195679.1336707652!/menu/standard/file/BRESCIA_1.pdf

    I toni sono ovviamente apocalittici,Fallimento dello Grecia e della Democrazia ! Drammatica Svalutazione ! Iperninflazione !E il resto del mondo che non accetta più la nuova moneta greca.
    Perciò la gente, che per vari motivi non è informata correttamente ovviamente si spaventa, se poi l' autore dell' articolo si chiama
    "Angelo Santagostino", come non credergli !??!
    Quindi, prendendo in prestito le parole di un uomo vissuto 2000 anni fa circa ( ovviamente con il massimo rispetto e senza offesa per nessuno), penso a Keynese gli dico : "Perdonali John perchè non sanno quello che fanno, quello che dicono e soprattutto per quello che scrivono !"

    P.S. Pare che sulla porta di ingresso della BCE Draghi e company abbiano fatto incidere le seguenti parole :
    PER VOI SI VA NELLA SVALUTAZIONE DOLENTE
    PER VOI SI VA NELL' INFLAZIONE DEL DOLORE
    PER VOI SI VA NEL MONDO INSOLVENTE
    GIUSTIZIA MOSSE IL NOSTRO ALTO FATTORE :
    FECEMI LA DIVINA BCE POTESTATE,
    LA SOMMA DEI CREDITI E 'L PRIMO AMORE.
    DINANZI A NOI NON FUR DEBITI CREATI
    SE NON ETERNE , E NOI ETERNI SIAMO.
    LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CHE USCITE ! ( DALL' EURO )

    Scherzi a parte, la stampa così detta ufficiale è vergognosa.

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  16. Salve professore,
    oggi ho sentito in un intervista di un professore greco che insegna in Francia, e che affermava che ieri Hollande ha convinto la Merkel a cambiare politica sull'austerity in Grecia, e che ora tocca al prossimo governo greco che verra di proporre un nuovo progetto economico per la Grecia senza le misure di austerity che stanno ammazzando il paese (e lo stanno spedendo diritto ad una seconda ristrutturazione che potrebbe significare default disordinato).Secondo lei e vero, oppure e un opinione ottimista?
    Giorgio da Atene

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    1. Il problema è molto semplice: indipendentemente da quello che succede a voi, quando, dopo dieci anni di menzogne, i politici tedeschi dovranno presentarsi ai propri elettori per proporre politiche più cooperative verso il Sud, e anche un minimo di condivisione dei costi, cosa succederà? Manderanno Hollande a convincerli? Anche politicamente, il problema non siete voi (greci), il problema sono loro (tedeschi), e non perché sono "cattivi", ma perché sono stati disinformati esattamente come noi. Qualsiasi cura palliativa rischia quindi purtroppo di aggravare la crisi finale. Secondo te, vi sarebbe costato di più uscire un anno fa, di quanto vi costerà uscire fra un anno? Questa è la triste realtà.

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  17. Riporto un mio commento fatto nell'altro post che non risulta visibile per raggiungimento quota 200.


    "L'economista A (detto anche professor A!) ha sbarellato. Io sto ancora ridendo: ce n'è anche per lei prof., anche se non la cita esplicitamente.

    http://www.linkiesta.it/euro-germania-austerity-critiche

    Gustatevi le risposte del mitico ad alcuni commenti dei lettori, uno in particolare l'utente DC."

    Qui aggiungo un altra perla del professor A:

    http://www.facebook.com/mboldrin#!/notes/michele-boldrin/il-mito-della-crescita-tirata-dallexport/410627158958662

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    1. E non mettere zizzania, ragazzaccio! (daje a ride')

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    2. cioè, secondo lui e mi riferisco al secondo link, non c'è bisogno che io vada a lavorare (esportazione della mia forza lavoro) per crescere? (importazione di un capitale sotto forma di salario). Basterebbe, che so, che mi mettesi a pulire tutti i giorni i pavimenti di casa per dimostrare che è cresciuto il PIL di casa mia?

      Ma allora sono proprio un fesso!

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    3. Vedo che non sono l'unica casalinga frustrata del blog! Vado a ritirare i panni, che su Roma si addensano nubi (e l'euro non c'entra)...

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    4. "La base analitica di tale fantasia e' l'identita' contabile (sottolineo "identita'") Y = C+I+G+X-M.E' una teoria ovviamente mercantilista, oltre che illogica come vedremo in un momento. Soprattutto, e' una teoria "fantastica""

      Ti ricordi che te lo dicevo che c'era in giro gente che metteva in dubbio i saldi di contabilità nazionale e tu non ci credevi!

      Da Giannino mettono in dubbio G, eh no mica giusto metterci G nel PIL, anzi licenziamo tutti i dipendenti statali (che poi la maggior parte di chi lo dice ha una attività ma è convinta di guadagnarci rispetto alle tasse che paga).

      Dai "rumorosi americani" invece continuano a chiedere investimenti esteri, alla fine quando gli ho fatto presente che vanno anche pagati, cosa per cui si potrebbe correre il rischio solo se facessero nuove imprese, non cherrypicking delle nostre migliori, qualcuno, bontà sua, ha acceso il cervello, "ah sì, hai ragione, in effetti"

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    5. Non ci posso credere! Io non ho Facebook, mi mandi il testo? Comunque, il cherrypicking è di stagione, siamo a maggio... Mia figlia non vede l'ora...

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    6. Il bello è che prima distrugge i saldi di contabilità nazionale, poi il mito della Germania che son tanti bravi loro (cosa che aveva affermato solo un giorno prima), poi viene sul tuo giusto discorso che non possiamo tutti esportare.

      Abbi comprensione, ultimamente è un uomo confuso, tutte le sue certezze vacillano.

      "Gira per l'Italia e l'Europa un mito (piu' propriamente: una cretinata) secondo la quale la crescita economica di un paese dipende fondamentalmente dalle sue esportazioni (nette delle importazioni, evidentemente). L'idea di fondo e' che se vendi quello che produci fuori del paese ti "arricchisci", quindi per "arricchirsi" occorre che crescano le esportazioni. Su questa cretinata (vedi sotto il perche') si basano le "teorie salvifiche" che chiedono svalutazioni "competitive", uscite dall'euro, inflazioni altrui (preferibilmente tedesche) eccetera. La base analitica di tale fantasia e' l'identita' contabile (sottolineo "identita'") Y = C+I+G+X-M.E' una teoria ovviamente mercantilista, oltre che illogica come vedremo in un momento. Soprattutto, e' una teoria "fantastica" nel senso che ci vuole tanta fantasia, dati alla mano, per pensare che un paese avanzato possa crescere se e solo se crescono le sue esportazioni. O anche, se volete, senza il "solo se": e' da burloni che non conoscono i dati pensare che la crescita del PIL di un paese avanzato come l'Italia o la Francia o la Germania o la Spagna possa essere determinata, in gran parte, dalla crescita delle sue esportazioni. La ragione e' banale e la illustrero' usando prima i dati italiani e poi il "miracoloso" caso tedesco.

      (continua...)

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    7. "(...)Le esportazioni italiane sono, da molto tempo, circa il 12% del PIL mentre le importazioni sono, da molto tempo, circa altrettanto. Questo vuol dire che la nostra trade balance e', da molto tempo, vicina a zero. A volte leggermente positiva (come all'inizio di questo millennio) a volte leggermente negativa (come negli ultimi anni). Ma, facciamo pure FINTA che, con qualche miracolosa politica industriale, si riesca a farla diventare positiva per un valore pari al 5% (ossia, 1/20esimo) del PIL. Sarebbe un miracolo ma fa lo stesso, tanto la teoria che voglio discutere si fonda su miracoli, ossia assurdita'. Tanto per dare un'idea, il surplus commerciale tedesco e' ora pari a circa il 6% del PIL e tutti lo considerano "mostruoso", "destabilizzante" e quant'altro. Invece del numero 6 ho scelto il 5 prima del % per la semplice ragione che 100/5=20 mentre 100/6=16,66666666666666[periodico] ed i calcoli a spanne son meno rapidi.
      Ora, persino in questo caso miracoloso (e destabilizzante) se la crescita del PIL dovesse venire SOLO dalla crescita dell'export (X) - import (M), ossia della trade balance, sarebbe necessario che la trade balance crescesse del 20% all'anno perche' il PIL crescesse dell'1%. In altre parole, perche' il PIL cresca del 5% occorre RADDOPPIARE il proprio surplus commerciale ogni anno! Questo, sia chiaro, nel caso in cui il paese in questione sia un "mostro destabilizzante" come la Germania. Se sei un paese "normale" come l'Italia o la Francia ed hai, quindi, un surplus commerciale di circa il 2% del PIL sarebbe necessario che questo raddoppiasse ogni anno perche' il PIL crescesse di ... un misero 2%!!!Spero questi numeri rendano chiara l'assurdita' dell'intera proposizione e l'irrilevanza delle "teorie" dei vari Krugman, Stiglitz, Roubini e compagnia cantante secondo cui la soluzione dei problemi di Grecia, Italia, Portogallo e Spagna viene da una svalutazione competitiva che darebbe "fiato" alle esportazioni! Persino la Cina, paese povero e che usa i propri surplus commerciali per attirare il capitale straniero di cui ha bisogno, sta scoprendo che, appena ti arricchisci un po', la crescita "tirata" dalle esportazioni diventa impossibile per ragioni puramente pratiche.Chiarito questo punto empirico veniamo a quello logico. Che e' antico ma, neanche a dirlo, devastante e quindi allegramente ignorato da questi teorici economici in vacanza. Il surplus tuo e' un deficit mio. Se TUTTI i paesi devono crescere (perche' tutti vogliamo crescere, no?) e la crescita puo' venire solo da una crescita dell'export superiore a quella dell'import (ossia, da un aumento del surplus commerciale di ogni paese) DEVE essere necessario, per ragioni aritmetiche, che TUTTI esportino piu' di quanto importano!!! Ma dove esportiamo, dunque, questa produzione extra? Su Marte?Su Andromeda? Nella Never-Never Land?

      Trattasi di osservazione antica, ma cogente: le teorie mercantiliste non sono solo empiricamente ridicole. Sono anche logicamente incoerenti: se tutti esportano e nessuno importa occorre gettare i prodotti nell'oceano, ossia lavorare per nulla!

      P.S. Ora spero che qualcuno non se ne esca con il "moltiplicatore" del commercio estero. Basta guardarsi le tavole input output per capire che, data la composizione delle tecnologie utilizzate e quindi dell'import, e' molto vicino ad uno per la grande maggioranza dei paesi avanzati. Fosse anche 10, comunque, l'osservazione logica secondo cui, alla fine, dovremmo esportare tutti su Marte, Venere e Mercurio, rimane."

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    8. Non ci posso credere! Hai ragione, un po' confuso lo è, però... secondo me non c'è: ci fa, perché spera di ottenere un posto al sole...

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    9. Invece un discorso che mi interesserebbe è quanto sia "efficiente" economicamente la nostra spesa pubblica. Perchè è vero che non è aumentata in termini reali per abitante dal 2002 ad oggi, anzi è diminuita, ed era comunque inferiore come dato a quella tedesca.

      Però la loro, ok il vantaggio mercantile dei differenziali di inflazione, però mi pare più capace di moltiplicatore che la nostra.

      Ecco vorrei togliere il "mi pare" oppure aggiungerci "no mi sbagliavo".

      Credo sarebbe un dato essenziale per capire i nostri problemi, dentro o fuori dall'Euro.

      Ci sono degli studi al proposito?

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    10. Ahahah, ho chiesto a Boldrin il contributo delle esportazioni alla crescita del PIL tedesco! Non ho avuto risposta, se non qualche insulto.

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    11. Leggere Boldrin è un bel modo per farsi quattro risate. Figo il suo accanimento contro il latinorum, i dati, il classico, i rossi, la sinistra ecc..
      Più che altro, il problema non è lui, ma i giornali che danno spazio a gente che parla di argomenti che non conosce e questa non è un'opinione ma un fatto: non ha un paper che sia uno di economia internazionale.. Altro che confusione qui è l'epifania dell'incompetenza. Poi l'arroganza senza una base argomentativa solida non funziona, qualcuno glielo dovrebbe spiegare...

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    12. Invece credo funzioni molto bene con le vecchiette della prima serata e con i piddini, cioè con tutti quelli che avrebbero comunque difficoltà a seguire un argomento. Guarda che se lo usano, è perché sanno che funziona. Se non "bucasse lo schermo", lo terrebbero a casa.

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    13. ah ah ah! Ho appena avuto una discussione con un tizio su questo articolo che gira su "feisbuc". Quando ho scritto che la svalutazione eventuale della lira non porterebbe gravissimi danni (come successe nel 1992), il tipo mi ha linkato l'articolo di Boldrin. LA parte che mi fa ridere di più è comunque questa :"Spero questi numeri rendano chiara l'assurdita' dell'intera proposizione e l'irrilevanza delle "teorie" dei vari Krugman, Stiglitz, Roubini". In pratica fa pure la critica a tre economisti che hanno qualche referenza in più.

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    14. Sì, hai ragione. Sono io che, seguendo questo blog da tempo, ho imparato a riconoscere le idiozie. Comunque sia rimango dell'idea che la presenza permanente sui principali mezzi d'informazione degli omodossi-liberisti e della la loro "bucabilità dello schermo" sia da imputare principalmente alla mancanza di una democrazia mediatica, perché di economisti keynesiani e/o marxisti in tv ce ne sono, anche se appaiono per poco: Piga, Brancaccio ecc. Di economisti che parlano di uscita dall'Euro non v'è traccia: di solito, all'interno dei media più liberal (uso un termine americano che rende l'idea) quando si parla di uscita dall'Euro lo si fa in termini catastrofici e o invitando gentaglia (Mussolini, Benetazzo ecc). La mancanza di un dibattito economico serio in tv, è la strada che diretta verso il disastro e la cosa che mi sorprende è che lei non è nemmeno eterodosso come economista, ma un ortodosso che conosce la teoria economica e non è pagato per nasconderla. Citando Guzzanti in padre Pizarro: "Stamo ar medioevo, c'ha ragione mio fijo..."

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    15. iPER ALESSIO
      puoi andare a verificare tu stesso.poi controlli anche la produttività del lavoro in italia,la percentuale di lavoratori tra i 25 e 64 ad aver raggiunto un livello di educazione terziaria(e la confronti con quell tedesca o olandese),il livello delle tasse e della spesa e il ritorno in termini di qualità,a quale età abbiamo mandato in pensone i lavoratori e la spesa per pensioni rispetto al pil.trovi tutto sul sito dell'ocse.poi vai su quello della world bank e controlli in che posto siamo messi nella classifica mondiale sulla facilità di fare impresa.
      dopodichè possiamo svalutare ,i lavoratori offriranno più lavoro a salari reali più bassi, fregheremo quei cattivoni mangiasalsicce e vivremo tutti più ricchi e felici.

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    16. Ohhh! Finalmente un vero liberista. Uno di quelli che basta produrre e poi si vende. Un supply-sider. Ma caro Costantino, lei mi sa spiegare perché la produttività, che correva su tassi germanici, sia in Italia che in Spagna si appiattisce nel 1996? Lo sapeva questo? E come lo spiega? Con un epidemia di malattia del sonno? Altro piccolo dettaglio: i lavoratori, a salari reali più bassi, normalmente offrono meno lavoro. Le curve di offerta sono inclinate positivamente. Gesummio, volete fare gli economisti e vi mancano le basi... Vabbe', la perdono, lei è allievo di Boldrin. Ma si ripassi il Varian e poi torni a trovarci, a noi la luogocomuneide diverte e distrae molto.

      (si ricordi la mia domanda: perché nel 1996 ecc. ecc.)

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    17. caro Prof Bagnai la ringrazio,innanzitutto.
      il fatto che mi dice che voglio fare l'economista vuol dire che almeno ne esiste la traccia nei miei discorsi.:-)
      ritornando alla questione.
      lei dice:uno di quelli che basta produrre e poi si vende.
      ma se i salari aumentano allo stesso ritmo della produttività mantengo i prezzi stabili e posso aumentare i salari con beneficio soprattutto per i consumi e per l'export o sbaglio?
      perchè la produttività sia calata dal 96 in poi non lo so,non ho dati ,se ha qualche link li guardo volentieri.forse perchè la produttività dipende dal capitale umano e fisico. qui ritorniamo al punto sull'istruzione.dipende anche dalla possibilità delle imprese di accumulare capitale e investire e quindi anche dalla pressione fiscale che in italia sappiamo essere elevatissima.
      poi,per quanto riguarda l'offerta:più veloce è l'adeguamento dei salari all'aumento dei prezzi minore sarà l'aumento del reddito e dell'occupazione o sbaglio?
      in generale ,penso che i nostri problemi siano soprattutto strutturali e anche un eventuale aumento dei prezzi e dei salari tedeschi non risolverebbe la nostra situazione in termini di crescita sostanziale e occupazione.

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    18. Scusa Costantino, ti do io un link :)
      http://goofynomics.blogspot.it/2012/03/cosa-sapete-della-produttivita.html

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    19. "qui ritorniamo al punto sull'istruzione.dipende anche dalla possibilità delle imprese di accumulare capitale e investire e quindi anche dalla pressione fiscale che in italia sappiamo essere elevatissima"
      e cosa sarebbe successo dal '96 in poi in tema di istruzione e pressione fiscale di particolare? Che ne so, i laureati italiani sono diventati tutti ciucci, o la pressione fiscale è aumentata di 10 punti in un anno?

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    20. Sì, questa storia che l'istruzione dipende dalla capacità dell'impresa di accumulare capitale mi sembra un po', come dire, dadaista. I laureati italiani sono diventato quello che hanno potuto, dopo che una riforma fatta apposta per rincretinirli adeguandosi ai parametri OCSE ha realizzato la più massiccia distruzione di capitale umano verificatasi in Italia dopo la peste nera del 1347-48. Solo che invece di chiamarsi "peste nera" si è chiamata "riforma Berlinguer", e quindi una cosa fascista perché profondamente orientata a distruggere cultura è passata per una cosa di sinistra perché aveva un cognome nobile (tanto cognomini nullum par elogium).

      Ma va bene così. L'università è come il mare: mi accontento di averla vista quando era quello che doveva essere, mi dispiace che i miei figli non possano vederla come era quando era quello che doveva essere, ma in fondo almeno io a vederla ce l'ho fatta, e credo si capisca. Ai miei figli lascio le lauree triennali e l'acqua lattiginosa: fatti loro!

      Per mia esperienza, si lamentano della pressione fiscale quelli che le tasse non le pagano, quindi è abbastanza normale che del fenomeno abbiano idee confuse. Tutto comprendere è tutto perdonare.

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  18. Non so perchè, ma mi aspettavo questo post. Io comunque in attesa del suo post ho attinto dalla sua risposta a Gallino per rispondere agli spauracchi sull'iperinflazione stile Weimar e sulla bilancia energetica. Inoltre per quanto riguarda i costi della permanenza nell'euro sopportati dalla Grecia, che nessuno adetto al terrorismo ha il coraggio di elencare, ho trovato questo articolo: []http://www.presseurop.eu/it/content/article/978451-verso-un-genocidio-finanziario]


    Alessio

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    1. Appunto, il problema è proprio quello. Anzi: il problema è che al lettore mediano e al giornalista mediano di Repubblica (o al blogger terrorista mediano) dei greci, e più in generale degli altri essere umani che non siano lui e la sua famiglia non glie ne frega niente. Altrimenti non si capirebbe perché i costi umani della permanenza non vengano mai scontati dalle analisi sull'uscita. Si può parlare di scarsa umanità, o qualcuno si offende? E se si offende chi se ne frega!

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    2. Purtroppo siamo bombardati da articoli che ripetono la versione tedesca della crisi. Anche in quelli che apparentemente sembrano "critici", si ritrova sempre una balla propagandistica. In questo articolo per esempio[http://temi.repubblica.it/micromega-online/gli-errori-dellausterity-economics-intervista-a-robert-reich/] l'intervistatore afferma : "[...]la Germania si è rilanciata anche tenendo i conti in ordine...". Insomma, l'esatto opposto di ciò che è successo.

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  19. Caro prof. Bagnai.

    ti ripropongo una questione di qualche tempo fa a cui non hai ancora avuto modo di rispondere.
    Che cosa potrebbe succedere se, anziché uscire brutalmente subito dall'euro (cosa che sarà inevitabile persino per i piddini che oggi la ritengono impossibile), il governo italiano iniziasse a creare una moneta parallela di fatto costituita da crediti fiscali cedibili a terzi?

    Considerando che lo Stato ogni anno incassa circa 430 miliardi di euro di tributi vari, queste emissioni potrebbero i teoria consentire al governo di finanziarsi per 430 miliardi di euro (forse anche qualcopsa di più, giocando sul fattore tempo) all'anno, senza ricorrere al'emissione di nuovi titoli di stato.

    Il principale vantaggio che vedo è che non ci sarà più l'isteria che i mercati acquistino tutti i titoli di stato. In qualche modo il governo avrebbe il coltello dalla parte del manico e potrebbe imporre dei tassi di interesse più bassi.

    Il secondo vantaggio che vedo è una immissione di liquidità di fatto nel mercato, in quanto se le imprese possono pagare le loro imposte grazie ai frutti del loro lavoro (io ti costruisco un ponte e tu, Stato, mi abbuoni le tasse), i pochi euro rimasti in circolazione rimarrebbero nel circuito privato, con vantaggi per l'economia reale (o no?).

    Il terzo vantaggio che vedo è che questa moneta diventerebbe di uso comune, parallela all'euro, ma andrebbe a finanziare solo l'economia interna italiana, non potendo essere utilizzata per gli scambi con l'estero (che resterebbero in euro).

    Il quarto vantaggio che vedo è che questa moneta sarebbe più conveniente dell'euro, in quanto questa moneta sarebbe facilmente ottenibile facendo dei lavori per lo Stato, mentre gli euro sarebbero ottenibili solo tramite esportazioni o tramite le banche (a caro prezzo).
    Con una facile disponibilità di crediti fiscali ed una scarsità di euro, mi pare evidente che avremmo difficoltà ad importare prodotti esteri, mentre non avremo problemi ad esportare prodotti nostri, in euro.

    Una volta che la moneta-euro sarà stata relegata ai soli scambi internazionali, o quasi, probabilmente l'uscita dall'euro sarà meno traumatica.

    Gradirei avere la tua illuminante opinione, perché mi rendo conto di avere fatto troppi passaggi "per intuizione", con il rischio di non avere preso in considerazione dei fattori magarti importanti.

    Grazie della tua disponibilità

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  20. Ecco cosa è stato pubblicato ieri sul maggiore quotidiano italiano http://www.corriere.it/esteri/12_maggio_15/grecia-urne-soldati-banche-frattini_73fdd612-9e97-11e1-b8e5-2081876c6256.shtml. Saluti.
    Max

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    1. beh! L'enfasi sui pomodori e il formaggio dimostrano che l'articolo deve essere stato scritto verso l'ora di pranzo...
      "Non ragiono più dalla fame!"

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  21. Professore, le posto questo articolo di Nicola Acocella. Cosa ne pensa?

    http://temi.repubblica.it/micromega-online/neo-realismo-e-pensiero-debole-il-punto-di-vista-di-un-economista/

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  22. A linee generali, mi pare tratarsi dello stesso gioco sporco, dello terrorismo ideologico di quando ci dicevano (e chi lo diceva? ricordo la veemenza di un ex governatore della Banca d'Italia e allora presdelarep nel dirlo) che se non fossimo entrati nell'euro il nostro destino (miserabile) era di finire in Africa.

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  23. La scopro solo ora e ho molto apprezzato la chiarezza dell'esposizione anche per chi, come me, non è di estrazione "economica".

    Bene, dall'analisi costi/benefici di una permanenza nell'euro vs un'uscita potrebbe anche risultare conveniente uscirne. Non ci devono essere tabù.

    E poi?

    Lo stato resta, con la sua famelica voracità ed in più il potere di maneggiare la nuova Lira...col solo nuovo vincolo costituzionale sul deficit... ma non sulla spesa.

    Cosa sarebbe peggio?

    Forse, prima di decidere di restare o andare, ammesso che tale scelta sia mai all'ordine del giorno, bisognerebbe agire sulla reale origine dei mali italiani: la spesa pubblica che drena le risorse produttive del paese.

    Che ne pensa?

    Grazie mille,
    Giampaolo Ongaro

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    1. Penso che lei è uno che crede a quello che le dicono, il che può essere un bene o un male. L'idea che la spesa pubblica "dreni" le risorse produttive del paese è un ottimo luogo comune da prima serata. Magari un giorno ne parliamo seriamente, e allora potremmo scoprire che le cose non stanno esattamente come a Ballarò. Però ognuno sceglie il suo entertainer preferito! Ci mancherebbe! Siamo in democrazia (?).

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    2. Veramente ballarò non lo sopporto e la sua risposta mi etichetta in un area nella quale non mi riconosco assolutamente. Mi aspettavo una risposta nel merito piuttosto che una battuta.

      Quindi che gli USA abbiano un problema di spesa è un luogo comune? E se no, perché lo sarebbe da noi?
      Infine Giannino è pazzo?

      Grazie

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  24. Salve professore, a proposito di "terrorismo" uno dei classici argomenti di chi vuole far figurare l'uscita dall'euro come una catastrofe è che pagheremmo i barili di petrolio un prezzo esorbitante in quanto la moneta si svaluterebbe rispetto al dollaro. Lei ha citato più volte il caso del '92 quando uscendo dallo sme credible la nostra bolletta energetica è migliorata nonostante la svalutazione. Mi interesserebbe capire come è stato possibile visto che la logica di un non adetto ai lavori porterebbe a pensare che essendo noi importatori di petrolio, gas, ecc una moneta debole da questo punto di vista sarebbe deleteria. Complimenti per il blog.

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  25. Intanto in Francia il canale France24 (un vero e proprio megafono dell'eversione) concede un po' di spazio a punti di vista che a Rai3 considererebbero un effetto collaterale della legge Basaglia:

    http://www.youtube.com/watch?feature=fvwp&v=tEm3OUBxsYI&NR=1

    Sempre che non ci si faccia distrarre dall'intervistatrice, di gran lunga più interessante di brutture come l'euro.
    Ora datemi pure del porco, maschio e sciovinista!

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    1. Figurati. Sai, io ci passo tre o quattro mesi, sono abituato, capisco che in voi uomini del Sud lo scompenso ormonale sia sempre in agguato...

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  26. OT Socratico: Bagnai, perché non va anche lei a discutere con gli amerikani come sta facendo Guerani ? (direi che sta ottenendo risultati).

    Creiamo piccole religioni, con i propri follower, ma se non ci confrontiamo le cose rimangono come sono.

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    1. Perché ho altro da fare. Non sto qui a formare persone per dover poi andare io a combattere in ogni singolo bar di questo fottuto paese. Andateci voi. Del resto, Boldrin ha anticipato che con me non ci parla... e chi può capire perché lo ha già capito (io uso troppi dati, lo ha detto lui). E a me sinceramente non va di perder tempo. Vada lei, Crosara, quando si sente pronto...

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    2. Aggiungo che troco la retorica del confronto costruttivo e dell'unione molto stucchevole. Lei evidentemente non coglie il gap culturale che esiste fra i due gruppi, gap che altri lettori colgono. E io non sto creando nessuna "piccola religione". Io sto riportando quello che la letteratura scientifica dice sull'argomento, e il prof. Boldrin sta dicendo che i premi Nobel sono una massa di cialtroni. Lei questo lo vede o no? Così, socraticamente, per capire quanto sbaglio a dedicarle tempo...

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    3. E' che io sono in fondo un fottuto liberale, e la spesa pubblica italiana, ad esempio, la ribalterei da cima a fondo (non è detto spendendo meno, all'inizio soprattutto).

      Però avendo per anni analizzato i bilanci delle aziende e adesso lavorando in proprio quando sento dire che basta produrre e si vende già tutto mi ribolle il sangue.

      Alcuni di loro sono però in buona fede, mi hanno persino scritto in privato chiedendomi di aiutarli a rivedere dei dati e su alcune cose hanno pure ragione.

      E' una questione di equilibri come giustamente dice Alberto lì sotto, anche io su certe cose la pensavo diversamente ma vedendo i numeri mi sono ricreduto e lo ho ringraziato e lo ringrazio per questo.

      Intanto partiamo dai numeri, poi ci si può accapigliare sulle soluzioni (Alberto ha le sue e giustamente le difende, altri economisti che partono da dati e considerazioni simili hanno le loro, ognuno di noi qui probabilmente ha le sue idee). Il problema è partire dalla REALTA'. Poi il resto si chiama appunto politica. Quella vera.

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  27. Salve a tutti. Avrei una domanda economica sulla faccenda euro-mercantilismo. I dati pubblicati in altri articoli di questo Blog dimostrano che dall'ingresso nell'euro in poi abbiamo la Germania che accumula surplus a danno dei PIIGS. Vorrei capire in che modo si inserisce (e se si inserisce) in questo quadro la questione energetica, mi spiego: leggo qui:
    http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/03/16/il-buco-nero-dellenergia/
    dei dati che dicono che il saldo commerciale dell'Italia è andato peggiorando in larga misura a causa dell'aumento del deficit sul settore energetico, dunque sembra che nonostante il mercantilismo tedesco l'Italia non stesse soccombendo per la maggiore competitività della Germania ma piuttosto per l'aumento del costo delle importazioni energetiche. E' sbagliata questa impressione? E in che modo la moneta unica ha inciso nella dinamica del saldo del settore energetico?

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  28. Sono rimasto sorpreso leggendo questo articolo di keynesblog
    http://keynesblog.com/2012/05/15/per-la-grecia-e-leuropa-la-soluzione-potrebbe-venire-da-keynes-con-laiuto-di-hollande/
    che il sindaco di Nantes, colui che ha inventato nella sua regione un sistema di compensazione dei pagamenti a livello locale, che svincola la popoolazione economica di quella zona dalle restrizioni del credito bancario ( ne aveva parlato anche Report qualche settimana fa) è diventato primo ministro di Francia. A parte questo mi ha anche colpito la proposta di applicare la proposta di Keynes a bretton Woods (0vvero il Bancor). Professore, io pur avendo dato 2 o 3 wsami si storia dell'economia che arrivavasno fino al 15 Agosto 1971 (Nixon dicxhiara la non convertibilità del dollaro in oro) non ricordo nulla dell'Unione europea dei pagamenti nata nel 1950, di cui si parla nell'articolo. Teoricamente basterebbe applicare il Bancor di Keynes? Di quali entità dovrebbero essere le compensazioni dei paesi in surplus? Dovrebbero essere molto forti, per convincere un paese in surplus ad adottare politiche che tendano a r far tornare in pareggio la bilancia dei pagamenti.
    Ma poi, porca miseria, perchè a livello europeo nessuno ci ha pensato prima? Perchè è passata la linea di Prodi, ovvero che l'euro così come è nato era monco, ma che le crisi future avrebbero costretto i politici europei ad inventare quelle istituzioni per ovviare alle sue manchevolezze?
    Certo che vedere un Keynesiano a Bruxelles è come cercare forme di vita su Marte (dove l'acqua si è estinta parecchi milioni di anni fa....) e poi mi sembra utopia sperare che Hollande abbia citato l'esempio di Nantes alla Merkhel, lei non sarebbe nemmeno in grado di seguirlo nel ragionamento, con tutti quei Boldrin che avrà al suo seguito.... (A proposito ma quello è proprio s...o ed urticante, sia nelle argomentazioni che nella prosa: mi è impòossibile pensare che scriva in buonafede... almeno lo spero per lui, altrimenti vuol dire alla sua università pagano un incompetente, più probabilmente un utile idiota).

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    1. Ok, abbiamo il quarto d'ora dell'ingenuità. Tu mi chiedi "perché è passata la linea di Prodi", e siccome io lo sto dicendo solo da un anno, te lo ripeto: è passata perché la Germania ci ha guadagnato questo, e i capitalisti "periferici" questo. Chiaro!?

      Per questo NON ha senso chiedersi come si potrebbe migliorare una cosa (l'euro) che se c'è, c'è per un motivo ben preciso. I paesi in surplus di essere "vincolati" non ne vorrebbero sapere comunque, e in ogni caso la clausola della valuta scarsa, come chi segue il blog sa, esiste ancora negli statuti del Fmi, ma NON è mai stata applicata.

      E allora perché ci dovremmo inventare lo "standard retributivo europeo" o la "moneta comune europea"? Per non applicarli, ovviamente.

      Qui c'è solo una soluzione: cambio flessibile (più tutto quello che serve per garantirlo, e tante altre cose).

      Ripeto un altro concetto: se hai un tumore forse devi cambiare alimentazione, stile di vita, ecc. Ma soprattutto ti devi operare. Ora siamo in sala operatoria. Poi vi dico se dovete mangiare macrobiotico e quante stecche di sigarette potete fumare al giorno...

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  29. Scusi Bagnai, altro OT.

    Secondo lei quale potrebbe essere un sistema economico migliore del capitalismo ?

    Mi interesserebbe molto un suo post riguardo all'economia pianificata, dal punto di vista di un economista che conosce bene anche il capitalismo.

    Con alcuni miei professori parlavo spesso di capitalismo e comunismo. Il mio pensiero era (ed è ancora) che qualsiasi sistema viene ineluttabilmente forzato e corrotto dalla imperfetta natura dall'uomo, che forse anche il capitalismo potrebbe funzionare "bene". Loro mi rispondevano che erano d'accordo, ma che con il capitalismo si "partiva male".

    Potrei sbagliarmi, ma a me sembra che quello che davvero manca al giorno d'oggi è un grande pensatore che vada oltre al capitalismo (avrebbe più senso dare il nobel per l'economia).

    Cosa ne pensa ?

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    1. Che un sistema migliore del capitalismo è il capitalismo dove i capitalisti hanno abbastanza paura degli operai, e un sistema migliore del comunismo è un comunismo dove i dittatori hanno abbastanza paura del popolo (come in Cina quando sono ripartiti). Il problema è un problema di equilibri. Ora siamo squilibrati. Purtroppo l'equilibrio storicamente è sempre stato ristabilito in modi disdicevoli. Non credo che ci siano soluzioni "tecniche" da cercare, e non credo che il "comunismo" astratto (che non esiste) sia migliore o peggiore del "capitalismo" astratto (che non esiste).

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  30. Egregio Professor Bagnai,
    saprà che le case di moda preparano per i giornalisti "che contano" una busta contenente il materiale da pubblicare, in cambio di omaggi costosi. Ognuno si limita a un mero aggiustamento formale, giusto per dare uno stile e un taglio personale. Per questo tutti gli articoli dicono le stesse cose.
    Sui magazine, gli abiti e i prodotti per i servizi di moda e i redazionali (non le pubblicità) vengono scelti tra quelli delle aziende che acquistano spazi pubblicitari.
    E' legittimo sospettare che anche per la politica e l'economia accada qualcosa di simile? In caso contrario come spiegarsi tanta coordinazione nel divulgare informazioni infondate?
    Grazie per il tempo che ci dedica, per me il suo blog è diventato un punto di riferimento sicuro in questo mare di menzogne.

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    1. Non lo so, massimo rocca insiste a dire che è solo un caso... Non so, lui è un giovine di buona famiglia, buone letture e buoni ascolti, profondo e non complottista... Ma sto occupandomi di un altro caso di disinformazione che fa schifo, e insomma, al caso io non ci credo poi così tanto...

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  31. Professore (maestro non mi riesce darle del tu peggio ancora) se lei ad alcuni da l'impressione di essere come dire dotato di un "caratteraccio" che dire del professor Paolo Savona? Altro che terrorismo...:

    "Questa è gente folle, che non capisce la società, il problema non è andare in europa a fare bella figura come quelli che rispettano i patti quando non ce ne è uno che rispetta i patti.... neanche la germania..."

    "La tassa sulle abitazioni.... tu non puoi tassare i redditi che non esistono... i poveracci che hanno la casa dove vanno a dormire... questo tu non lo puoi fare. Leggetevi la Costituzione, questo governo ha violato sistematicamente la costituzione e badate che Giuseppe Guarino (costituzionalista) ha detto che in condizione di guerra questi andrebbero fucilati per violazione della costituzione (quelli di prima lo stesso) ma non siamo in clima di guerra..."

    "Mi sono convinto che è stata usata la crisi per tentare di dare una svolta autoritaria al paese...si poteva sparare due o tre cartucce, hanno iniziato con la pressione fiscale e il taglio delle pensioni dopo quel momento non possono fare più niente.
    Adesso che la crisi non funziona più come alibi ci propinano la crescita ovvero fiscal compact in cambio di project bond, ma le decisioni si prendono a giugno per essere operative nel 2013 ma fino ad allora la situazione può andare fuori controllo e non la recuperi più... pensate cosa potrebbe accadere se alla fine dell'anno molti cittadini non avessero i soldi per pagare l'imu e decidessero la rivolta fiscale a quel punto che succede?"

    Il professor Paolo Savona aveva in mente come possibile soluzione quella di vendere una minima parte del patrimonio pubblico (100 mld) da dare ad una società finanziaria composta da banche privati o anche la cassa depositi e prestiti che avrebbe potuto emettere altri 300 mld per abbattere drasticamente il debito pubblico (di 400) risparmiando 20 mld di interessi che sarebbero serviti ad evitare l'imu e a detassare il lavoro, questa era una manovra che stimolando la domanda avrebbe potuto avere qualche risultato (forse) ma anche in mancanza dei risultati almeno avrebbe avuto un senso a suo giudizio.

    Allego i link dove chi vuole può ascoltarlo:
    http://www.youtube.com/watch?v=Bo5jokTBqsU&feature=related
    http://www.youtube.com/watch?v=Wi_5Ai3BZMM&feature=relmfu

    Certo che sentire una persona del calibro di Paolo Savona, tra l'altro sempre molto equilibrata, perdere le staffe in questo modo è molto significativo.
    Nel primo link La Malfa conclude dicendo chiaramente che l'euro, moneta ideata per velocizzare l'unione politica europea, è un esperimento completamente fallito perché ha esacerbato i contrasti favorendo le divisioni, e gli estremismi aggiungendo come chiosa che ora c'è Hollande ma la prossima in Francia è la Le Pen e li vediamo poi il più europa..

    Non so dove le ho già lette queste cose.

    Giuseppe

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    1. Le hai lette nella realtà delle cose e in chi non è pagato (abbastanza) da impedirsi di rifletterla. Oh, a proposito, io sono corruttibile: se mi date 10000 euro al mese convinco 'sti quattro sfigati comunisti che l'euro è una gran cosa... capito Mario? Capito Romano? Ricordati, io t'ho sempre voluto bene, fin dal giorno che la tua scorta manco poco mi mette sotto di fronte alla basilice dell'Estrela...

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  32. I costi dell'uscita della Grecia dall’Unione monetaria e la creazione di una nuova moneta nazionale sono enormi, secondo UBS. Il più grande sarebbe il default sovrano. Praticamente la secessione dalla UE richiederebbe una ridenominazione del debito estero in Dracme, in modo da garantire una sorta di controllo sul debito. Questo costituirebbe un default agli occhi della maggior parte degli investitori. Default significa miliardi di perdite per le banche dell’Unione europea, banche locali e creditori probabilmente in tutto il mondo.
    La svalutazione della moneta sarebbe grave. Mentre molti pensano che un 15-20% di svalutazione aiuterebbe i paesi deboli a guadagnare competitività, la situazione sarebbe molto più estrema: UBS stima che la Grecia vedrebbe la sua moneta cadere del 60% (avendo come precedenti l’Argentina e la caduta dell’unione monetaria USA negli anni ’30). Questo, a sua volta, porterebbe ad un picco del costo del capitale.
    Ad una stima molto prudente, ciò comporterebbe un aumento di 700 punti base del premio di rischio. Se il sistema bancario è completamente paralizzato allora il costo del capitale aumenta di fatto di un numero infinito. Nella paralisi estrema della finanza, il capitale non è disponibile a qualsiasi prezzo.
    L’aumento dei costi di capitale graverebbe sulle imprese locali, piccole e grandi, e sulle banche. Le aziende potrebbero crollare per l’inaridimento del credito e la difficoltà di finanziarsi dall’estero. Il sistema bancario andrebbe completamente in collasso. Gli investitori si precipiteranno a ritirare i soldi in massa in risposta all’incertezza che circonda la rivalutazione forzata dei conti in Dracme.
    “Confrontandosi con le ovvie incertezze che circondano l’istituzione di una nuova moneta nazionale, la risposta ovvia di chiunque con esposizione verso il sistema bancario secessionista è quella di prelevare denaro dalla banca il più presto possibile. Ciò potrebbe essere fatto elettronicamente , se il governo non mette in luogo rigorosi controlli sui capitali. In tal caso, il depositante saggio anticipando la creazione di una nuova moneta nazionale, ritirerebbe i suoi soldi in forma fisica, li metterebbe in una valigia e li porterebbe oltre il confine internazionale più vicino, a meno che il governo sigilli i confini alla circolazione delle persone. In tal caso il depositante sensato ritirerebbe i suoi soldi in forma fisica, li metterebbe in una valigia per seppellirla nel suo giardino. L’unico modo è chiudere il sistema bancario del tutto, o forse porre un limite alla quantità di prelievi che possono essere fatti nel periodo di transizione.”
    I costi di ricapitalizzazione del sistema bancario sarebbero probabilmente a carico dei depositanti. In Argentina, il governo ha fatto rispettare la conversione dei conti da dollari a pesos al prezzo vecchio di cambio ufficiale per poi svalutarlo rispetto al dollaro. Insieme ad una corsa agli sportelli prevista, i depositanti del nostro paese debole vedrebbero cadere il valore dei loro conti del 60% nel caso di una svalutazione del 60%, secondo UBS.
    Il commercio avrebbe un crollo completo, giacché una svalutazione forzata non soddisferebbe una serie di partner commerciali poco disposti ad accettare la nuova Dracma denominata in beni che valgono il 60% in meno. Sarebbe ragionevole aspettarsi un crollo del 60% in risposta ad un deprezzamento del 60% della nuova moneta nazionale, un’analisi della Commissione europea allude esplicitamente - secondo UBS - a volumi di scambio verso il basso di circa il 50%.
    Insieme a un default generale, ci troveremmo ad affrontare disordini civili con la società spinta nel caos, picchi di disoccupazione e persone rimaste senza le necessità di base, molto simile a ciò che si è visto in Argentina nel 2001-2002. Una valutazione molto approssimativa porta gli analisti di UBS a stimare che la secessione costerebbe ad ogni persona dai 9.500 ai 11.500€ il primo anno. Queste sono stime prudenti. Le conseguenze economiche di disordini civili, disgregazione del paese e violenze, non sono però incluse in questi costi.

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    1. Ernesto sinceramente io non ti ho capito.

      Tu continui a ripetere "... secondo UBS..." a chi (Bagnai) ti ha spiegato per quale motivo non ritiene molto attendibile quella stima di UBS, facendo riferimento sia ad una teoria specifica (teoria della parità relativa dei poteri d'acquisto), sia ad un altro suo post che entra nel dettaglio e mostra dati estratti da banche dati ufficiali.

      Quindi quale sarebbe la tua obiezione? Mi sorge il dubbio che tu non abbia letto completamente, o con la dovuta attenzione, il post di Bagnai.

      Oppure ho frainteso io Bagnai e in quel caso farò ammenda.

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    2. Caro Ernesto, c'è evidentemente un problema linguistico, perché qui i casi sono due: o tu pensi che noi non sappiamo l'inglese, e che quindi non siamo in grado di leggere da soli le scemenze dell'UBS, o tu non sai l'italiano, e quindi non hai capito che questo post è stato scritto anche per spiegare che sono scemenze. Se ti piacciono gli svizzeri, leggiti Frey. Non è uno gnomo né di una banca né di un giornale, di quelli pagati trenta denari per fare giornalismo. Non so se riesco a farti capire la differenza. Vedi tu.

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    3. Il fatto è che le scemenze dell'UBS sono state pubblicate all'inizio dello scorso settembre, ben prima della attuale fase di "terrorismo psicologico". Inoltre, suppongo che la Svizzera (e l'UBS) possa avere qualche vantaggio dalla fuga di capitali che già si sta verificando in Grecia. La mia obiezione è che non credo che lo studio dell'UBS sia catalogabile tra quel terrorismo mediatico, sul quale pure concordo, scatenato da parte di chi teme la disgregazione dell'euro.

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    4. Caro Ernesto, sei un po' indietro, nel senso che siccome sono 20 anni che si sa che l'euro non può funzionare, un certo terrorismo psicologico più o meno subliminale va avanti da almeno un paio d'anni, cioè da quando si è capito che dalla crisi non si usciva.

      C'è un modo molto semplice per dimostrare di non essere un terrorista: mettere a disposizione della comunità scientifica il modello che ti consente di giungere a certe conclusioni (come ho fatto io e come comunemente si fa). Non mi sembra che lo studio UBS lo faccia più di tanto.

      Del resto, carissimo, secondo te un greco che avesse letto quello studio a settembre cosa avrebbe fatto se non, appunto, portare i soldi in Svizzera? Perché vedi, a te forse non è chiaro (a Krugman sì), ma l'euro è insostenibile. Il problema non è "se", ma "quando" e "quanto costa". Quindi uno svizzero che dice che i costi dell'uscita saranno enormi sta dicendo, in effetti, "pensateci per tempo, noi siamo qua"...

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  33. http://www.informarexresistere.fr/2012/05/16/l%e2%80%99islanda-risolve-la-crisi-ma-i-media-non-ne-parlano/#axzz1v4FAjcWT

    Egr.gio Professore,
    volevo segnalare questo video. Forse esiste davvero una via alternativa?

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  34. Professore leggo ora questo articolo sul FQ dove si intervista il corrispondente greco del giornale che parla della situazione nel suo paese http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/16/leuropa-caccia-grecia-saranno-esplosioni-violenza-viste/231151/, mi pare che i contenuti dell'articolo siano eloquenti, in particolare riporto:

    "Perché il nuovo governo avrebbe dovuto applicare la parte più scabrosa dell’ultimo memorandum firmato con la Troika. Un piano che prevede nuovi tagli alla spesa pubblica per 11,5 miliardi e il licenziamento di 150 mila lavoratori statali entro 2015. Poi le svendite. Innanzitutto quelle delle aziende pubbliche. Dico svendite perché è previsto che da queste cessioni si dovrebbero ricavare 50 miliardi di euro, mentre invece, agli attuali valori di mercato, quello è il prezzo al massimo di due delle varie società. Svendita anche di parecchi asset pubblici, in particolari terreni da destinare a privati per costruzioni turistiche. Infine il memorandum prevede una riforma della costituzione che imponga quanto segue: se lo stato greco ha un surplus primario, questo non può essere utilizzato per rilanciare l’economia, ad esempio abbassando le tasse o investendoli in altro, ma deve essere indirizzato subito a pagare il debito pubblico. Praticamente un suicidio."

    ma che diavolo di piano di salvezza sarebbe?? è il delirio..

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  35. Il cosiddetto legame statistico tra il terrorismo, la violenza politica e i cicli economici altro non sono che la medesima espressione della strategia della tensione volta a spostare la sovranità e il potere in luoghi sempre più centralizzati e sempre più inaccessibile per noi poveri mortali. Non è certo un caso che di solito avvengano nello stesso momento. Le crisi economiche fiaccano la popolazione e ci convincono che sia meglio far parte di organismi internazionali che ci possano proteggere efficacemente dalla povertà, mentre il terrorismo, che io sono convinto venga messo in essere al 99% (almeno) da servizi segreti o elementi ad essi legati, serve ad alzare la richiesta di sicurezza da parte dei cittadini in modo da far passare misure sempre più restrittive della libertà personale.

    Sono troppo complottista? ma no, lo dice lo stesso Monti:


    http://www.ilgiornale.it/video/il_video_choc_che_fa_urlare_web_complotto/id=intervista_monti_sovranita

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    1. Caro Paolo, sintassi a parte, i legami statistici non sono "cosiddetti": o ci sono, o non ci sono. In questo caso ci sono. Che poi ad essi possano sottostare diversi modelli causali, su questo, certo siamo d'accordo. Non vedo in cosa il mio post neghi questa evidenza.

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    2. "La gente diventa violenta quando sta male, e forse lo diventa ancora di più se capisce di essere anche stata presa in giro. Un fenomeno che esiste, che i dati rivelano, e che condanniamo incondizionatamente."

      Mi pare che da queste parole sia chiaro da che parte si crede che stia il nesso causale.

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    3. Appunto: non vedo perché chi sta bene dovrebbe protestare. Hai mai visto uno andare un piazza con uno striscione con su scritto "sto bene"! Sinceramente non capisco cosa vai cercando, dimmelo subito, così te lo do, e parliamo di altro.

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  36. Ma guarda che non sto cercando niente, stavo solo contestando l'attribuzione degli atti di terrorismo alla gente comune che sta male e vuole protestare. Credo che ci sia una bella differenza tra protestare in piazza e mettere una bomba in una stazione ferroviaria. In quest'ultimo caso la rabbia della gente comune che non arriva a fine mese non c'entra un fico secco. Resta comunque immutata la mia stima, non sto assolutamente cercando di provocare, sul serio.

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    1. Stai contestando una cosa che spero abbia capito solo tu.

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  37. Di quanto si svaluterebbe la Nuova Lira?
    Ragionevolmente, come tu dici, la cosa più "normale" è che si svaluti del differenziale di inflazione cumulato in questi dieci anni, cioè di un 20% circa. Ma non ci scommetterei : potrebbe essere di meno, fermo restando che nelle prime settimane (ma forse solo giorni) dopo l'annuncio la fluttuazione potrebbe essere assai più forte (overshooting). Potrebbe essere di meno perchè miracolosamente la povera economia italiana, seviziata e strangolata dai suoi saggi "salvatori" è riuscita a fare cose straordinarie. A differenza della Spagna ad esempio, la nostra bilancia di parte corrente non ha avuto mai delle cadute catastrofiche : è di questi giorni la notizia che addirittura il deficit di parte corrente si è ridotto.
    Ciò che mi sembra ESSENZIALE però è che non si cerchi di "contrattare" un tasso di svalutazione predeterminato con l'Euro. La Nuova Lira deve FLUTTUARE LIBERAMENTE : che non vi sia "fear to float", paura di fluttuare.

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    1. Premesso che (per la precisione) la mia base di riferimento in effetti è un ventennio, il che rafforza il tuo argomento, io in genere tendo a dare valutazioni il più possibile prudenziali, cioè, in questo caso, a immaginare la MASSIMA svalutazione possibile. Sono assolutamente d'accordo con te che, a seconda del contesto e delle mosse degli altri player, la svalutazione potrebbe anche essere inferiore. In ogni caso il punto è che non si tradurrebbe tutta in inflazione, perché questo non è mai successo.

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    2. Si certo capisco ed è bene essere prudenti.
      Quanto al rapporto svalutazione-inflazione vorrei ricordare due cose.
      1) tra il 2007 ed il 2009 la sterlina si è svalutata del 30% circa : la crescita dell'inflazione è stata pressochè impercettibile.
      2) ora un episodio assai più lontano nel tempo. Nel 1992, poco prima del collasso dello SME e dell'uscita dell'Italia, la Banca d'Italia aveva diffuso un suo studio (il terrorismo in materia è cosa antica) in cui si valutava che il rapporto svalutazione/inflazione sarebbe stato del 60% (nella letteratura amglosassone è chiamato "passthrough"). Vuol dire questo : ad una svalutazione del 30% ad esempio sarebbe dovuta conseguire un incremento dell'inflazione del 60% del 30%, ovvero del 18%.
      La svalutazione ci fu e fu del 20% circa, l'inflazione si mosse forse di uno o due punti (vado a memoria). Lo "errore" ebbe una modesta risonanza e fu presto mandato nel dimenticatoio, mentre furono lanciate "politiche", grondanti retorica che indicavano il ritorno nello SME come imperativa meta nazionale. L'inghilterra saggiamente se ne andò e si regalò quindici anni di crescita felice.

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    3. Grazie Tommaso, repetita juvant. Dal tuo intervento capisco soprattutto che ci segui poco. Sai, poi ci siamo conosciuti su quel sito di morti di sonno che è sbilanciamoci, ma qui il livello lo faccio io ed è un altro. I lettori sanno cos'è il pass-through, sanno cos'è successo nel 1992, perché glielo ho spiegato qui, e, guarda caso, proprio oggi glielo ho fatto rivedere con dati mensili. Anzi, come direbbero su sblianciamoci: con neodati neomensili.

      Salutameli, se li vedi...

      Sulla Banca d'Italia stendiamo un velo pietoso... o anzi no: sono contento che esistano: mi servono a non sentirmi spocchioso.

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